Utopie irlandesi va in vacanza. Per qualche settimana per vari motivi il blog non verrà aggiornato. Prima di interrompere il blog vorrei farvi scegliere il prossimo forse ultimo post. Potete sceglierlo, tra quelli elencati di seguito, votando nel sondaggio che trovate nella colonna laterale che lascerò per qualche giorno. In caso di parità sceglierò io tra i post più votati. Ad ogni modo molti dei restanti post, nel caso decidessi di mantenere e aggiornare il blog, troveranno probabilmente spazio in queste pagine in futuro.
Per lasciare spazio al nuovo sondaggio tolgo l’ultimo sondaggio “Perché andare a vivere in Irlanda?”. Per futura memoria ricordo i risultati avuti nel mese in cui era attivo: Per lavoro (voti 43, 53% totale), Per l'inglese (35 voti, 43% del totale), Per andare via dall'Italia (49 voti, 60% del totale), Per amore (9 voti, 11% del totale), Per l'Irlanda (45 voti, 55% del totale), Per altri motivi (4 voti, 4% del totale). Il totale supera il 100% perché erano possibili risposte multiple.
Ricordo infine che l’utoMeeeting si terrà come tutti gli anni anche quest’anno l’ultimo weekend di Settembre come al solito ad Arbatax e come al solito nella “country house”. L'utoMeeting è un momento di ri-unione con le persone incontrate durante i miei soggiorni all'estero, di solito sono incontri in carne ed ossa (ex colleghi, ex coinquilini, compagni di viaggio, etc.), ma volendo si può anche allargare a incontri tramite internet; se qualcuno dei lettori del blog vuole saperne di più mi contatti. I posti letto stanno terminando ma il free camping ha capienza quasi illimitata.
Questi sono i candidati ad essere il prossimo post:
Concerti
I concerti di una anno in Irlanda. Bruce Springsteen, William Coulter, Morrissey, Christy Moore, New York Dolls, Joe Satriani, Madness, Mikołaj Trzaska. E gli altri.
Teatro a Dublino
Una sera al teatro? Meglio del cinema e della musica dal vivo, se lo spettacolo è valido. Dublino non offre tantissimo ma ogni tanto trovi gemme preziose in piccoli teatri semisconosciuti.
Perfect Days
Una giornata soleggiata, degli amici a cui vuoi bene, una località da favola. Sono tanti i motivi che trasformano una bella giornata in una giornata perfetta. Persi nelle isole Aran, in treno con Belen, nel quartiere cattolico di Belfast con i ragazzi dello Sinn Fein, in barca a pescare carpe a Carrick-on-Shannon.
Letteratura Irlandese Moderna
Il sorprendente mondo della letteratura irlandese contemporanea: Roddy Doye, Dermot Bolger, Joseph O’Connor, Colm Tòibin. Non solo James Joyce, Oscar Wilde e W.B. Yeats per migliorare il proprio inglese.
La mia Kasbah
Winter Garden, il meraviglioso block in cui abito. I party improvvisati nel patio, le serate a raccontare fiabe, i tornei di badminton, i vicini feticisti.
Viaggi Overseas
Tutti i weekend oltre il Cetic Sea che non vi ho raccontato. Isole Canarie, Lituania, Venezia.
A Cena con Utopie
I miei ristoranti preferiti di Dublino. Rigorosamente lontani dal centro.
Second–Hand Booksellers
Che fare il sabato pomeriggio a Dublino? Puoi stirarti le camicie oppure vagare per le meravigliose librerie di libri usati di cui è ricca la capitale irlandese. Indovinate cosa preferisco fare?
Incontri - Seconda Sfornata
Cosa mi ricorderò tra 30 anni del mio periodo irlandese? Sicuramente gli incontri. I paesaggi si dimenticano, le amicizie e gli amori mai.
La Morte della Tigre Celtica
Come e perché è arrivata la crisi economica in Irlanda? C’è speranza per il futuro o nel paese dei pub e degli gnomi si tornerà a mangiare patate a colazione, pranzo e cena?
Pic: Is This Utopia?, Liverpool, UK Song: Enrico Ruggeri - Il giorno del black out Link: www.utomeeting.org
Torno ad Amsterdam a distanza di alcuni anni. Trovo i suoi alberghi sempre carissimi, i suoi café come il Walem sempre deliziosi, la fauna giovanile, contesa tra l’April e l’Exit sempre eternamente vivace e spontanea, le donne sempre bellissime e senza età. Torno nel ristorante indiano di Leidseplein, mangio nella stessa sala di quella volta, quattro anni fa, anche lo stesso menu’, il grande piatto circolare, di metallo, con la carne di montone, le salse verdi, gli intingoli rossi, le verdure al curry, il riso, i piselli allo zafferano e il tandori chicken, il pollo arancione di cui sono goloso. Guardo il piatto, la bottiglia di birra indiana e, oltre la finestra, i gruppi di giovani sulla piazza, i tram colorati che passano veloci, le biciclette, il posteggio del taxi, le file di lampadine gialle che ornano il profilo degli edifici come se fosse sempre Natale. C’è un verso di una canzone di Francesco Guccini che mi ronza in testa, ma non lo ricordo con esattezza. Non è comunque quella che dice: “Piovve all’improvviso sull’Amstel, ti ricordi?”. Forse è più un’atmosfera, una lei che annota qualcosa stringendo teneramente la mano di lui. E forse non è nemmeno Guccini. La prima volta che sono arrivato nella capitale dei Paesi Bassi, ho dormito in un ostello, dalle parti della stazione. In realtà non dormi per niente. Fu un’esperienza da caserma: le camerate, la luce sempre accesa, la promiscuità, i bagni piccoli, l’odore degli altri. Oggi quindici anni dopo, il mio esile sonno è protetto dalle spesse e centenarie mura dell’ Hotel De Roode Leeuw. Eppure io non sono cambiato. Sono contento di aver deciso di fare all’improvviso un fine settimana ad Amsterdam per dimenticare i travagli lavorativi e sentimentali. Amsterdam protegge il mio immaginario. Sto per assaggiare il pollo indiano. Improvvisamente, mi rivedo ventenne.
La città utopia
Sono molto legato ad Amsterdam. E’ stata la meta del mio primo viaggio in solitaria a 20 anni. Due mesi con in tasca 150 mila lire e un biglietto bige a/r Genova – Amsterdam. Amsterdam la città utopia famosa per la sua tolleranza e per la civiltà dei suoi abitanti, la capitale europea di un turismo giovanile che, per decenni, è qui approdato, inseguendo il sogno di un paradiso terrestre in cui musica, rock, droghe leggere, rapporti sessuali, abitazioni, sussidi di disoccupazione, servizi sociali, fossero veramente alla portata di tutti: una città in cui il potere della fantasia e dell’immaginazione potesse realmente concretizzarsi, diventare quotidianità, essere la realtà. Prendiamo i Provos, il gruppo olandese che, dal 1960 al 1967, ha sperimentato sul campo molte idee della controcultura, trasformando la Spui, una delle più belle piazze di Amsterdam, in un gigantesco teatro all’aperto per happening che mescolavano arte e vita e provocavano l’immaginazione ad esercitarsi sui temi della vita urbana della gente. Questo gruppetto di visionari, composto d’artisti d’avanguardia, maghi, ex situazionisti, studenti a spasso, sfaccendati, quest’armata Brancaleone, armata soprattutto d’ironia ai suoi tempi ha fatto perdere la testa a più di un benpensante, e a qualche poliziotto che non capiva l’arte di strada, ma certamente, con le sue invenzioni, ha mostrato che la cosa da fare, certe volte, è sognare ad occhi aperti. Sognare per esempio una città con meno macchine e più biciclette, più leggera e simpatica: lanciarono il Piano delle biciclette bianche, lasciando un certo numero di bici bianche a disposizione dell’uso collettivo. Ad Amsterdam le biciclette erano già tante, ma adesso? Esiste una città al mondo con una densità paragonabile di bici per abitante?
Il silenzio di Amsterdam
Un fiume ordinato di persone che solca le strade della città veloce e silenziosa, incurante del freddo, della pioggia, del sole, o del caldo estivo. Le biciclette di Amsterdam. Di tutti i tipi, accessoriate con cestini, borse, zaini da viaggio. Leggere ed eleganti per lunghi viaggi al Sud. Robuste, colorate di viola, rosa, celeste, giallo, arancione. Mai piccole. Anche i bambini ne guidano di gigantesche, non sedendosi sulla sella, ma spingendo in piedi sui pedali, con forza. Abituato a girare a Dublino, con le orecchie ben attente a carpire il rumore di un automobile o il clamore di un autobus della Dublinbus, ti trovi completamente spiazzato. E non solo per il silenzio che avvolge le vie del centro, le piste ciclabili, i viali riservati ai pedoni, i settori per i mezzi pubblici – un silenzio che percepisci lentamente, ora dopo ora, a cui ti abitui e che contribuisce a darti la misura mentale della città – quanto perché, attraversando la strada senza voltarti, tanto sei automaticamente sicuro di essere solo, rischi continuamente di essere investito da un ciclista. Il silenzio di Amsterdam, dei suoi canali, delle strade dalla prospettiva gibbosa, a duna, a causa dei ponti, è qualcosa che ti da fiducia e ti fa sentire, lentamente, sempre più in sintonia con le cose e con gli uomini. Perché anche gli oggetti in un tale paesaggio hanno una rilevanza speciale. Quasi simbolica.
Il condom shop
Ritrovo i negozi che si aprono sui famosissimi canali a luci rossa fra il Neuw Markt e Dam Platz. Ecco in vetrina un fondale di t-shirt con immagini di popstar, da Jimi Hendrix e Jim Morrison fino ai Nirvana e ai Radiohead. Sul piano della vetrina uno strato di adesivi, spille, gadget, badge gettati alla rinfusa come coriandoli. Centinai e centinaia, uno diverso dall’altro. In mezzo, tutta l’oggettistica, il sublime ciarpame e l’attrezzeria dei fumatori: assortimento prodigioso di cartine per rollare il tabacco e le canne; scelta di chiloom, dal più piccolo al più grande; narghilè, calumet dalle fogge tradizionali. E poi incredibili pipe ad acqua, mai viste prima, dalla forma di lampadina o di alambicchi con il beccuccio che, mi dicono, servirebbe per aspirare il crack. Manuali per la coltivazione della canapa, semi di ogni provenienza – colombiani, nigeriani, marocchini, nepalesi, afghani, olandesi – attrezzi per il giardinaggio, CD e DVD per apprendere meglio. I ragazzi, francesi, italiani, tedeschi, si fermano davanti a queste vetrine in adorazione, strabiliati dalla varietà e dalla serie pressoché infinita di proposte. Così, sullo stesso canale, ecco un negozio dedicato esclusivamente ai profilatici. Di ogni colore, dimensione, materiale, foggia. Ma non solo. Anche gadget, magliette, biancheria intima, slip, reggiseni, maglioni, tutine, felpe con sopra stampata una versione fumettistica dell’accessorio indispensabile del playboy di questi ultimi anni.
Canali a luci rosse
La sera, le luci dei canali a luci rosse si accendono di lampadine rosse. Teatrini, sex shop, peep shop, nude bar, topless café, offrono una commercializzazione del sesso, soprattutto a vantaggio dei turisti, che non ha eguali in Europa. Non c’è sordidezza come nei cosiddetti quartieri del vizio di Londra, di Parigi o di Berlino. Tutto è illuminato, e neppure discretamente, ma con quella compostezza e quell’ordine tipicamente olandesi. Lo stile degli edifici è quello solito, appartamenti che si sviluppano in verticale, dalle scale ripidissime, e in cui tutto entra dalla finestra: i mobili, gli arredi gli armadi. Ma al di là di tutti questi luoghi conosciuti e turistici, le ordinate case galleggianti sui canali, le vie con i piccoli negozi alla moda del quartiere attorno a Tuindwarsstraat e Egelantiersstraat, il trovarobato e l’usato chic del mercato delle pulci di Noordermarkt, le galleria d’arte contemporanea e di design sul Prinsengracht, i negozi di antiquariato di Singel; al di là dei grandi e moderni caffè ricavati da spazi industriali, come nell’East Village di Manhattan, con tutto il bel corredo high tech di vetri e pilastri in ferro; al di là anche di una certa vena maledetta e perversa che scorre sotterranea a questa città.
Pic: Biciclette ad Amsterdam Song: Francesco Guccini - Canzone delle Situazioni Differenti Link: www.bl.uk/provo
Lo ammetto. Questa primavera è stata la mia migliore stagione da quando sono a Dublino. Uno dei motivi principali della mia serenità è il mio nuovo appartamento e le mie deliziose coinquiline con cui condivido gran parte di queste lunghe serate primaverili. Si è creato un perfetto meccanismo con la ripartizione di specifici ruoli (tra i miei ci sono anche quelli di “lady cleaner”, chef e raccontafavole) e mai scambierei la mia casa tra i docklands e il quartiere georgiano per un mono o bilocale da dividere con solo me stesso. Non è stato sempre cosi’. In particolare i mesi invernali nella casa di Artane sono stati un inferno. Dopo i primi tempi in cui la convivenza era molto piacevole con incontri, dialoghi, amicizie, a volte amori (quasi come tornare dopo diversi anni studenti fuori sede) negli ultimi mesi prima di andare via è stata una tortura e ho passato le ultime settimane nella più completa incomunicabilità e alla fine ci si relazionava solo con post it e bigliettini sparsi per casa. Anche a causa dei nuovi assurdi coinquilini che erano arrivati nella casa di Rosemount Avenue negli ultimi tempi. Quello che segue è una fedele descrizione di alcuni coinquilini che ho incontrato nella casa di Artane. Erano tutti francesi, casualmente. O forse non è stato un caso?
Nonno Nerd
Alphonse. 28 anni. Ha lavorato due mesi in Google in autunno e per quattro mesi si mette senza successo alla ricerca di lavoro. La routine quotidiana è sempre la stessa. Alphonse si sveglia alle 8.30, fa colazione, si doccia, si sbarba, si veste elegante con scarpa lucida, camicia stirata e maglioncino di cashmere, si riempie d’acqua la sua google jug comprata su internet. Alphonse alle 9 si siede nella sua poltrona vicino al caminetto in soggiorno, accende la tv, apre il laptop, manda qualche cv e poi gioca a scacchi con il computer. Con un occhio alla tv e un occhio al monitor. Così tutti i giorni nella stessa posizione fino alla 1 di notte. Uniche varianti la passeggiata al St. Anne’s Park la domenica mattina e l’uscita in centro per un cinema il venerdì sera. Col tempo era diventato parte dell’arredamento, una presenza discreta e malinconica che si confondeva con la cassettiera.
L’Uomo in Giallo
Thierry. 25 anni. Ragazzo bretone in cerca di fortuna a Dublino. E’ rimasto solo 2 settimane ma ha lasciato un indelebile ricordo nella casa. La sua caratteristica principale era il pisciare nel lavandino. Cosa che lui riteneva perfettamente normale. Il simpatico Lord Byron francese sosteneva che il bagno non era sufficiente per tutti e che visto che era diviso in due (da una parte il water, dall’altra lavandino e doccia) che “c’è di male a fare i propri bisogni sul lavandino? Se volete ci butto un po’ d’acqua sopra dopo”. Una sera per questa simpatica abitudine Thierry si becco' un bel pugno sul grugno da un francese meno tollerante di me. Dopo quarant’otto ore “The Yellow Men”, come lo chiamavamo noialtri, era a dormire e ad espletare le sue funzioni in un ostello del centro.
La Checca
Jérôme. 23 anni. A Dublino per fare uno stage di 10 settimane. La sue principali caratteristiche erano due. La prima quella di parlare con la sua stridula vocina agli italiani con l’atteggiamento di chi sta parlando con scarabei stercorari. Il primo giorno conversando in francese con gli altri transalpini della casa, non sapendo che io parlo francese aveva detto di me: “Ma perché hanno dato all’italiano anziano la camera più bella della casa?”. La seconda caratteristica era quello di depilarsi completamente sulla vasca del bagno. Dopo di che non riprendeva i suoi simpatici peli intasanti. Indovinate a chi toccava raccogliere le schifezze armato di guanti di gomma?
La Puttana
Magalie. 26 anni. Parigina con un lavoro come PA a Coolock. L’appellativo di “puttana” (in italiano) lo aveva da prima che arrivassi io. In effetti Magalie era odiata da tutti gli italiani che avevano convissuto con lei e da quasi tutti i francesi. Forse perché conviveva con un irlandese nella sua camera pagando come fosse una singola senza aver mai chiesto agli altri coinquilini se la cosa andava bene, forse perché fumava liberamente dentro casa nonostante la cosa fosse vietata, forse perché non faceva vita sociale ma passava tutto il tempo che era a casa nella sua camera, dove dormiva, mangiava e si faceva bombare dall’irlandesino che disoccupato la attendeva tutto il giorno seminudo chiuso in camera, forse perché aveva abitudini igieniche discutibili (l’ho vista che si asciugava con l’asciugamanomai lavato usato come tappetino scendi doccia nel bagno). Quando se ne è andata ha lasciato la sua camera in condizioni indescrivibili. Tanto che il nuovo inquilino francese trovatosi di fronte una stanza mai pulita da mesi con moquette fradicia, piatti sporchi dietro l’armadio e materasso intriso di inquietanti fluidi si è rifiutato di dormire in quella stanza e ha minacciato di denunciare l’agenzia con cui aveva prenotato la stanza.
Il Guru
Yanick. 37 anni. Francese di origini armene. Appena arrivato ha voluto fare il capetto e ha ritoccato completamento l’arredamento (tutto tranne la poltrona con il Nonno Nerd seduto sopra). Ha voluto riorganizzare la casa e darci ordini sulla condotta da tenere. Regole che lui ovviamente non riteneva fosse tenuto rispettare. Si era presentato come persona spirituale e dal grande karma, ma nella casa si comportava da bulletto di periferia. Prima di lavorare in un negozio online di verdure biologiche faceva il cameriere. Quindi si alzava tardissimo e tornava a casa verso mezzanotte, dopo un’oretta di placida chiacchierata con Nonno Nerd guardava la tv fino alle 3 del mattino al massimo del volume nella living room che era proprio sotto la mia stanza. Immancabilmente prima di andare a letto si faceva 2 o 3 cannoni consecutivi e spesso qualcosa di più forte che lui sosteneva essere incenso. Io in quel periodo mi alzavo alle 6.30 del mattino e per oltre un mese non ho praticamente dormito. Con l’arrivo del bullo ho capito che dovevo cambiare casa e alla svelta. Possibilmente senza più francesi tra i piedi.
Pic: Post it slide show Song: The Bonzo Dog Doo-Dah Band - Humanoid Boogie Link: www.celtichalls.com
Hanno vinto i no nel referendum tenutosi ieri in Irlanda sul trattato di Lisbona. Perché? Tranne il Sinn Fein tutti i partiti politici irlandesi da destra a sinistra erano per il si. Tutti i giornali erano per il si. Tutte le tv pubbliche e private erano per il si. I sindacati dei lavoratori, la potente associazione dei farmers, i massoni e gli intellettuali erano per il si. Le istituzioni finanziarie, le associazioni degli imprenditori, gli ambientalisti erano per il si. Eppure con il 53,4% dei voti ha vinto il no. Parrebbe paradossale per un paese sempre considerato europeista e che ha sempre sfruttato al meglio le risorse e le opportunità provenienti dall’Unione europea. Quali sono i veri motivi che hanno portato alla sconfitta del Trattato di Lisbona in Irlanda e (forse) del sogno di una Europa Unita politicamente? Cerco di elencarli.
La maggior parte degli irlandesi, soprattutto dei ceti più popolari, non ha ben capito di che si trattasse. Il poderoso trattato, che tranne poche modifiche rispecchia la confusa e retorica costituzione europea bocciata da Francia e Olanda, è stato inviato nelle case di tutti gli irlandesi, ma pochi lo hanno letto o perlomeno capito. Non capendo di che si trattava l’affluenza al voto è stata bassa. Hanno votato circa il 50% degli aventi diritto. E quelli che hanno votato erano perlopiù i movimenti più motivato al no.
Nonostante il formale si dei loro rappresentanti, i contadini e gli abitanti della countryside hanno votato massicciamente per il no per paura di perdere i privilegi commerciali conquistati negli ultimi anni.
Il fattore identità è elemento fondamentale per l’Irlanda. Nonostante il Sinn Fein sia un partito minoritario nella Repubblica Irlandese, è forte la paura di perdere potere e autodeterminazione dopo la lunga battaglia per l’indipendenza dall’Inghilterra. Così come di perdere una neutralità sulle faccende internazionali di cui l’Irlanda è orgogliosa.
Con il trattato ci sarebbe stato una rappresentanza su basi demografiche nella scelta dei commissari e del Consiglio d’Europeo. E quindi mentre ora la piccola Irlanda conta quanto Francia o Germania nelle votazioni e nella rappresentanza, con il trattato, dove sarebbero contati meno i poteri di veto dei singoli Stati e di più le istituzioni centrali, si sarebbe vista ridurre il suo peso politico.
Con il trattato ci sarebbe stato un maggiore peso politico dell’Europa sui sistemi fiscali nazionali. E (erroneamente) questo ha portato molti irlandesi a pensare che con il trattato sarebbero aumentate le tasse. Anche per le multinazionali presenti in Irlanda grazie alla detassazione offerta che, secondo molti, sarebbero fuggite in massa.
Le multinazionali americane si sono schierate fortemente per il no al referendum. Per evitare nuovi regimi fiscali e per impedire una forza politica ed economica europea.
In queste ultime settimane Dublino è stata invasa da movimenti anti-abortisti, nazionalisti, noglobal di tutta Europa. L’opposizione al trattato è stata molto variegata: cattolici fondamentalisti, socialisti-marxisti, indipendentisti, protezionisti, contadini. Tutte organizzazioni molto ideologizzate e molto più motivate delle governative e formali organizzazione per il si.
Votare no è stato un modo di votare contro il poco amato governo in carica e in particolare contro il controverso taoiseach (pronuncia /ˈtiːʃəx/, il primo ministro irlandese) Bertie Ahern, dimessosi lo scorso mese per il suo coinvoligimento su episodi di corruzione. Nonostante le recenti elezioni il governo in carica è assai poco apprezzato dagli irlandesi. Cosa non cambiata con il nuovo taoiseach Brian Cowen ex ministro della finanza che per carisma fa apparire in confronto Gordon Brown una rockstar. La cosa buona è che con la vittoria del no si eviterà che il discutibile Ahern diventi di primo presidente dell'Unione Europea.
Gli irlandesi incominciano ad aver paura di perdere il benessere raggiunto negli ultimi anni e le novità svaventano. L’Irlanda sta affrontando la peggiore crisi economica degli ultimi trenta anni. L' inflazione proprio il giorno delle elezioni ha toccato il 4,7% annuo, e il 7,8% per il cibo, più della media europea. Al momento 200.000 irlandesi si dichiarano disoccupati, era dal 1967 che non si registrava una così seria caduta dell’occupazione. Come ben sanno gli italiani che sono venuti in Irlanda a cercare lavoro negli ultimi mesi, la situazione sta precipitando: si sono persi 47.747 posti di lavoro solo negli ultimi mesi. Il Prodotto Interno Lordo continua a peggiorare: era pari al 7,4% del 2006 si è passato al 5,3% nel 2007 al 2,4% del 2008 e per il 2009 il Central Statistics Office prevede il 2,1%. Per la prima volta da decenni nel 2008 il saldo di bilancio sarà negativo. Ormai si incomincia a parlare senza tabù di recessione.
L’Irlanda è un paese conservatore e estremamente cattolico. L’aborto è illegale e fino al 1995 lo era anche il divorzio. La mancanza della indicazione delle radici cristiane, nella costituzione europea prima e nel trattato ora, ha portato a una palese ostilità da parte delle pervasive organizzazioni cristiane irlandesi. Ha guidato la campagna per il no “Libertas”, un movimento d'opinione cristiano pare finanziata da lobby ultraconservatrici americane e guidato dall'uomo d'affari Declan Ganle. Alla UE Libertas rimproverava le tentazioni filo-abortiste e ieri, nella loro sede di Dublino, fra cori sacri e statue della Madonna, una svastica copriva la carta dell' Europa, e i manifesti avvertivano: “Ascoltiamo Nostra Signora di Fatima che ci invita alla conversione per evitare il castigo... come cattolici respingiamo il trattato di Lisbona, che non contiene una sola parola su Dio!”.
Pic: No to Lisbon, Pearse Street, Dublin Song: Christy Moore - Only our Rivers Run Free Link: www.libertas.org