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sabato 8 novembre 2008

Falls Road, Belfast


Partiamo dalla City Hall. Ci dirigiamo verso nord e attraversiamo Westlink. Il primo segno da cui si capisce di essere entrati in un quartiere “speciale” è il posto di osservazione dell’esercito in cima alla Divis Tower, un luogo tristemente noto nel periodo dei "Troubles" (termine inglese traducibile come “i disordini” indicante il conflitto nordirlandese, che si è svolto tra la fine degli anni '60 e la fine degli anni '90 in Irlanda del Nord e i cui effetti si sono allargati anche all' Inghilterra e alla Repubblica d' Irlanda e che ha causato oltre 3000 morti). Negli anni ’70 le forze dell’ordine occuparono gli ultimi due piani della Divis Tower, che utilizzano tuttora per tenere sotto controllo gli spostamenti della popolazione. Avvicinandoci notiamo i manifesti e le scritte sui muri che chiedono la “smilitarizzazione di Divis”.
Una volta superata la Divis Tower, guardiamo alla nostra destra sul lato opposto della via: notiamo l’inizio della cosiddetta Peace Line, una barriera alta 6 metri formata da lamiera ondulata, cemento e catene, che separa da trentacinque anni la comunità protestante da quella cattolica. Eretta nel 1970 come “misura temporanea”, è sopravissuta addirittura al muro di Berlino. Lungo complessivamente 4 Km, la divisione si snoda da Westlink fino alle pendici inferiori della Black Mountain. I varchi presenti rimangono aperti durante il giorno, ma dalle 17 alle 8 quasi tutti i passaggi vengono chiusi. Attualmente a Belfast si contano una ventina di barriere di questo tipo. Le più recenti sono sorte nel 2002 nella zona di Short Strand a East Belfast.
Proseguiamo e arriviamo a Solidarity Wall, una serie di murales che esprimono la solidarietà dei repubblicani nordirlandesi nei confronti dei palestinesi, curdi e armeni. Quando passiamo di fronte al graffito di solidarietà alla causa basca, l’architetto mi prende la mano e me la stringe fortissima. A fianco, dopo un graffito di commemorazione di Martin Meehan politico del Sinn Féin e primo condannato al carcere per otto anni in quanto volontario del Provisional Irish Republican Army (IRA), ce n’è uno raffigurante la pubblicità di un “black taxi”. I taxi neri sono taxi collettivi in servizio su percorsi fissi, che partono solo quando sono pieni, per poi far scendere e salire i passeggeri durante il tragitto. I “People’s Taxis” (taxi popolari) furono introdotti negli anni ’70 al posto dei servizi urbani di autobus che erano stati interrotti o soppressi a causa della violenza per le strade al culmine dei Troubles. Le associazioni che gestiscono i taxi sono imprese autogestite che crearono occupazione in quel periodo di grande difficoltà, dando spesso lavoro a ex detenuti che altrimenti non avrebbero trovato lavoro. Gli unionisti sostengono che i profitti dei taxi di Falls Rd servono a finanziare l’IRA.
All’incrocio con Sevastopol St sorge la sede del Sinn Féin ("noi stessi" in gaelico), un edificio di mattoni rossi caratterizzato dal famoso murale raffigurante un sorridente Bobby Sand, celebre per lo sciopero della fame che lo condusse nel carcere di Long Kesh alla morte nel 1981 poche settimane dopo essere stato eletto membro del parlamento. Sul muro è riportato una frase famosa dello stesso Sand: “Our revenge will be the laughter of our children”.
Superiamo il Ruby Emerald Take-Away di fronte al quale nel novembre del 1995 ha avuto luogo la storica stretta di mano tra il leader del Sinn Féin Gerry Adams e il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton. Sulla sinistra sorge il Royal Victoria Hospital che negli anni dei Troubles si è specializzato nella cura di armi da fuoco. Lunga tutta Falls Rd si susseguono murales repubblicani oltre a targhe e monumenti in memoria delle persone morte durante gli scontri. Il vicino quartiere protestante con i suoi murales bellici e monarchici raffiguranti paramilitari in pose plastiche e regnanti incoronati sembra lontanissimo anni luce. E tu capisci da che parte sta il tuo cuore.
In Conway St vediamo un vecchio edificio decadente che ospita l’Irish Repubblican History Museum e Conway Mill, un linificio del XIX secolo che ospita oltre venti negozietti e laboratori d’arte, artigianato e mobili. Continuiamo a camminare e arriviamo al City Cementery e a Falls Park, da cui si accede al Miltown Cemetery, dove sono sepolte le persone morte durante lo sciopero della fame del 1981. Notiamo molte H verdi attaccate ai lampioni in ricordo dei blocchi H della prigione di Maze, dove erano incarcerati i protagonisti dello sciopero. La mia compagna di viaggio non parla e mi stringe sempre più forte la mano che non ha mai mollato da Solidarity Wall. Nella stretta non c’è nulla di romantico o tenero, ma è una vibrante richiesta di sostegno e solidarietà.
Torniamo indietro verso il centro. Incontriamo in Beechmount Ave un enorme murale con la scritta “Free Ireland”. Due vie più avanti troviamo il Plastic Bullet Mural che commemora diciassette persone, tra cui otto bambini, uccise dai proiettili di plastica (oggi vietati) sparati dalle forze dell’ordine. L’architetto interrompe il suo lungo silenzio e incomincia a singhiozzare e lacrimare. Mi abbraccia. Due signore e un giovane che fumano fuori da un pub vedono la scena e si avvicinano a noi e senza dire nulla ci abbracciano silenziosamente e allora anch’io non posso che sciogliermi e mi commuovo e i miei occhi si inumidiscono. Dopo alcuni intensi minuti propongo una pinta nel pub. Con Colm mi sento spesso via Skype, con Ms Marie e Ms Agata scambio ogni Natale e Pasqua dei garbati biglietti di auguri.

Pic: Solidarity Wall, Belfast
Music: Éire Óg - Go on Home British Soldiers
Link: www.sinnfein.ie

sabato 14 giugno 2008

Perché l’Irlanda ha votato no


Hanno vinto i no nel referendum tenutosi ieri in Irlanda sul trattato di Lisbona. Perché? Tranne il Sinn Fein tutti i partiti politici irlandesi da destra a sinistra erano per il si. Tutti i giornali erano per il si. Tutte le tv pubbliche e private erano per il si. I sindacati dei lavoratori, la potente associazione dei farmers, i massoni e gli intellettuali erano per il si. Le istituzioni finanziarie, le associazioni degli imprenditori, gli ambientalisti erano per il si. Eppure con il 53,4% dei voti ha vinto il no. Parrebbe paradossale per un paese sempre considerato europeista e che ha sempre sfruttato al meglio le risorse e le opportunità provenienti dall’Unione europea.
Quali sono i veri motivi che hanno portato alla sconfitta del Trattato di Lisbona in Irlanda e (forse) del sogno di una Europa Unita politicamente? Cerco di elencarli.
  • La maggior parte degli irlandesi, soprattutto dei ceti più popolari, non ha ben capito di che si trattasse. Il poderoso trattato, che tranne poche modifiche rispecchia la confusa e retorica costituzione europea bocciata da Francia e Olanda, è stato inviato nelle case di tutti gli irlandesi, ma pochi lo hanno letto o perlomeno capito. Non capendo di che si trattava l’affluenza al voto è stata bassa. Hanno votato circa il 50% degli aventi diritto. E quelli che hanno votato erano perlopiù i movimenti più motivato al no.
  • Nonostante il formale si dei loro rappresentanti, i contadini e gli abitanti della countryside hanno votato massicciamente per il no per paura di perdere i privilegi commerciali conquistati negli ultimi anni.
  • Il fattore identità è elemento fondamentale per l’Irlanda. Nonostante il Sinn Fein sia un partito minoritario nella Repubblica Irlandese, è forte la paura di perdere potere e autodeterminazione dopo la lunga battaglia per l’indipendenza dall’Inghilterra. Così come di perdere una neutralità sulle faccende internazionali di cui l’Irlanda è orgogliosa.
  • Con il trattato ci sarebbe stato una rappresentanza su basi demografiche nella scelta dei commissari e del Consiglio d’Europeo. E quindi mentre ora la piccola Irlanda conta quanto Francia o Germania nelle votazioni e nella rappresentanza, con il trattato, dove sarebbero contati meno i poteri di veto dei singoli Stati e di più le istituzioni centrali, si sarebbe vista ridurre il suo peso politico.
  • Con il trattato ci sarebbe stato un maggiore peso politico dell’Europa sui sistemi fiscali nazionali. E (erroneamente) questo ha portato molti irlandesi a pensare che con il trattato sarebbero aumentate le tasse. Anche per le multinazionali presenti in Irlanda grazie alla detassazione offerta che, secondo molti, sarebbero fuggite in massa.
  • Le multinazionali americane si sono schierate fortemente per il no al referendum. Per evitare nuovi regimi fiscali e per impedire una forza politica ed economica europea.
  • In queste ultime settimane Dublino è stata invasa da movimenti anti-abortisti, nazionalisti, noglobal di tutta Europa. L’opposizione al trattato è stata molto variegata: cattolici fondamentalisti, socialisti-marxisti, indipendentisti, protezionisti, contadini. Tutte organizzazioni molto ideologizzate e molto più motivate delle governative e formali organizzazione per il si.
  • Votare no è stato un modo di votare contro il poco amato governo in carica e in particolare contro il controverso taoiseach (pronuncia /ˈtiːʃəx/, il primo ministro irlandese) Bertie Ahern, dimessosi lo scorso mese per il suo coinvoligimento su episodi di corruzione. Nonostante le recenti elezioni il governo in carica è assai poco apprezzato dagli irlandesi. Cosa non cambiata con il nuovo taoiseach Brian Cowen ex ministro della finanza che per carisma fa apparire in confronto Gordon Brown una rockstar. La cosa buona è che con la vittoria del no si eviterà che il discutibile Ahern diventi di primo presidente dell'Unione Europea.
  • Gli irlandesi incominciano ad aver paura di perdere il benessere raggiunto negli ultimi anni e le novità svaventano. L’Irlanda sta affrontando la peggiore crisi economica degli ultimi trenta anni. L' inflazione proprio il giorno delle elezioni ha toccato il 4,7% annuo, e il 7,8% per il cibo, più della media europea. Al momento 200.000 irlandesi si dichiarano disoccupati, era dal 1967 che non si registrava una così seria caduta dell’occupazione. Come ben sanno gli italiani che sono venuti in Irlanda a cercare lavoro negli ultimi mesi, la situazione sta precipitando: si sono persi 47.747 posti di lavoro solo negli ultimi mesi. Il Prodotto Interno Lordo continua a peggiorare: era pari al 7,4% del 2006 si è passato al 5,3% nel 2007 al 2,4% del 2008 e per il 2009 il Central Statistics Office prevede il 2,1%. Per la prima volta da decenni nel 2008 il saldo di bilancio sarà negativo. Ormai si incomincia a parlare senza tabù di recessione.
  • L’Irlanda è un paese conservatore e estremamente cattolico. L’aborto è illegale e fino al 1995 lo era anche il divorzio. La mancanza della indicazione delle radici cristiane, nella costituzione europea prima e nel trattato ora, ha portato a una palese ostilità da parte delle pervasive organizzazioni cristiane irlandesi. Ha guidato la campagna per il no “Libertas”, un movimento d'opinione cristiano pare finanziata da lobby ultraconservatrici americane e guidato dall'uomo d'affari Declan Ganle. Alla UE Libertas rimproverava le tentazioni filo-abortiste e ieri, nella loro sede di Dublino, fra cori sacri e statue della Madonna, una svastica copriva la carta dell' Europa, e i manifesti avvertivano: “Ascoltiamo Nostra Signora di Fatima che ci invita alla conversione per evitare il castigo... come cattolici respingiamo il trattato di Lisbona, che non contiene una sola parola su Dio!”.
Pic: No to Lisbon, Pearse Street, Dublin
Song: Christy Moore - Only our Rivers Run Free
Link: www.libertas.org

domenica 10 febbraio 2008

Sulle strade di Dublino


  • Elastici per capelli
Sulle strade di Dublino si trovano elastici per capelli. Rossi, neri, gialli e bianchi, grossi, sottili, con punte metalliche, senza punte metalliche. Ogni giorno ne trovo almeno un paio. Evidente riflesso delle acconciature delle ragazze di Dublino. Pressochè tutte da bambine fino a 30 anni portano la coda. E per carità fanno benissimo. Forse sono un po’ omologate, ma se lo possono permettere. Code chiuse da elastici su colli chiari e lunghi. E bellissimi cappelli sottili e generalmente lisci di color biondo, rosso o castano. Poi dopo un po’ i colli diventano più taurini, i capelli più ingovernabili e il peso aumenta. La coda si taglia e si entra nel mondo delle non più giovani. Magari a soli 29 anni.
  • I centesimi
Sulle strade di Dublino si trovano i centesimi. Migliaia. Sui marciapiedi, dentro i negozi, nei sedili dei taxi, sopra i tavoli dei pub, nei bus stop, sulle strisce pedonali. Mai vista una città con così tanti centesimi sparsi ovunque. Se ne trovano nei luoghi più strani e pare che nessuno abbia interesse a raccoglierli. O quasi nessuno. Di solito stranieri e turisti non rimangono insensibile ai 5 o 10 centesimi abbandonati o smarriti. E allora vengono raccolti e conservati. Come Giulio e Francesco. Miei 2 ex housemates di Rovigo. Sono stati 2 settimane la scorsa estate a Dublino e raccogliendo i centesimi riuscivano a farsi un paio di pinte di birra il sabato sera.
  • Il vomito sul marciapiede
Sulle strade di Dublino si trova il vomito. Il secondo giornale irlandese, l’illeggibile Irish Independent, lo scorso settembre ha fatto un sondaggio intervistando i visitatori estivi della capitale irlandese. La domanda era: “Quale odore associate a Dublino?”. Sorprendentemente non ha vinto l’odore della Guinness o dell’Irish Stew, ma “l’odore del vomito”. Questo per qualche giorno ha indignato non poco i Dubliners, anche se in fondo anche loro sanno bene che se intendono uscire il fine settimana dovranno fare uno slalom non sui paletti di una pista di sci. In effetti il “to puke” è una panacea per quasi qualsiasi problema fisico per questo simpatico popolo di ubriaconi e ho visto per strada bambini che stavano male e madri che invitavano i pargoli a vomitare per rimettersi in salute.

Pic: Elastico per capelli, Dublin

Song: Mauro Pagani – La Citta' Aromatica
Link: www.drinkaware.ie

sabato 29 dicembre 2007

Il peggio di Dublino – Parte prima


  • L’ Heineken Building
Nel cuore di Dublino c’è un palazzo patologicamente più alto degli altri. E’ moderno e grigio. Sulla sua facciata principale c’è una scritta gigantesca “Heineken”, che nella città della Guinness appare provocatorio. L’ Heineken Building è l’esempio più evidente dello stupro che Dublino ha subito con la costruzione di edifici moderni che sono affiorati negli ultimi anni, prevalentemente lungo il Liffey. I Dubs dicono che sono troppo moderni, invece è il contrario. Gli architetti non hanno avuto abbastanza coraggio e hanno progettato edifici moderni che facevano l’occhiolino all’antico (osceni finti tetti verdi in rame su palazzi di vetro, pleonastici mattoni amaranto su strutture di acciaio, etc.). Speriamo che il grandioso progetto di riqualificazione e urbanizzazione dei docklands (che comprenderà la discussa U2 Tower) non dia un colpo mortale alla città di Joyce.
  • La Provvisorietà
A Dublino se non si è irlandesi si è di passaggio. Non si rimane per sempre. E allora le amicizie, le conoscenze e gli amori durano poco. Perché finisce il corso di inglese, perché termina il contratto di lavoro, perché ci si trasferisce in un’altra città irlandese, perché il fidanzato ha detto di “tornare a casa”. E allora se non si frequentano esclusivamente autoctoni o se non si rimane chiusi nel proprio ristretto circolo amicale di connazionali le relazioni umane possono anche essere forti e intense ma inevitabilmente diventano quasi sempre transitorie.
  • Red Tape
Un tempo i documenti pubblici venivano chiusi con un nastro rosso. Per questo motivo la burocrazia in Irlanda si chiama “Red Tape”. La burocrazia irlandese (a parte poche eccezioni come il NDP-National Development Plan che sta utilizzando in modo esemplare i fonti europei e che non ha caso è stato oggetto di una sorta di "privatizzazione" svicolandolo da altri apparati statali) è una delle peggiori d’Europa e compete per inefficienza con quella italiana. Per ottenere il PPS number (una sorta di codice fiscale che vi serve per lavorare da queste parti) potrebbe capitarvi come me di dover andare negli uffici di Dublino 2 dove vi diranno di andare negli uffici di Dublino 11, dove vi diranno di andare negli uffici di Dublino 1, dove vi diranno di andare negli uffici di Dublino 2. In questi casi spesso risolutiva è la seguente frase: “Could I speak to your supervisor, please?”.
  • Traffic Jam
In gaelico Dublino si chiama Baile Átha Cliath, che significa "città del guado fortificato". Dublino sorge su un ex acquitrino. Questo ha impedito in passato la costruzione di una anche piccola metropolitana sotterranea. E senza adeguati mezzi pubblici (il tram/Luas e il treno/Dart sono efficienti ma i bus sono un supplizio) la città diventa un inferno di macchine a passo d’uomo. Fatto comprensibile vista la configurazione urbana della capitale divisa a metà dal Liffey, ma nondimeno irritante e problematico (il tempo medio di viaggio da casa a posto di lavoro a Dublino è il più altro tra le capitale europee: 70 minuti). Sono previsti cambiamenti nei trasporti cittadini nei prossimi anni con l’interconnessione tra i diversi mezzi di trasporto e con il prolungamento sotterraneo di due linee di tram in centro città. Vedremo.
  • Temple Bar
Al centro di Dublino c’è una Disneyland cafona abitata quasi esclusivamente da italiani, spagnoli e francesi. In questo posto tra folle di turisti distratti potrete bervi una pinta di birra per 7 euro e rimanere pigiati tra centinaia di persone in pub e club volgarmente ristrutturati “old fashioned”. Parliamo di Temple Bar un quartiere degradato fino a qualche anno fa che la municipalità decise a freddo di far diventare quartiere culturale e turistico incentivando se non proprio pagando l’insediamento di gallerie d’arte, ristoranti, librerie, pub, centri culturali (qua ha sede l’Irish Film Institute e il Project). Tentativo fallito. Temple Bar puzza di plastica e di artefatto. La cultura e l’arte abitano altrove a Dublino. Evitate Temple Bar. In particolare il Venerdì e il Sabato sera.

Pic: Dublin Docklands

Song: Oscar Peterson – It's a Marshmallow World
Link: www.templebar.ie

mercoledì 12 dicembre 2007

La festa è finita


C’era una volta la Tigre Celtica. Cioè una nazione – l’Irlanda – che da paese di emigranti in bilico tra sviluppo e sottosviluppo con un’economia basata sull’agricoltura arretrata e non competitiva, negli anni novanta, ebbe una crescita senza precedenti. Il PIL triplicò in pochi anni, i salari passarono dal 60% della media Europea al 135%, la disoccupazione crollò dal 12% al 4%, gli investimenti e le importazioni subirono una crescita iperbolica. Grazie all’efficiente uso dei finanziamenti europei, una politica di deregolamentazione del mercato del lavoro, una politica di detassazione, investimenti nell'istruzione e nella ricerca e sviluppo, si era creata un clima favorevole agli investimenti esteri e nel paese arrivarono numerose multinazionali americane principalmente nei settori dell'elettronica, del software, dei prodotti farmaceutici, della finanza, degli apparecchi medici e della biotecnologia che crearono indotto (piccole imprese, start up, edilizia, servizi, etc.) e tanto lavoro. Il lavoro creato era tanto che l’offerta di posti di lavoro superava la domanda. Erano quindi ben accolti immigrati in particolare personale qualificato da tante nazioni europee che sostenevano lo sviluppo anche grazie a conoscenze che gli irlandesi non avevano come la dimestichezza di altre lingue oltre l’inglese.

Oggi la Tigre Celtica non ruggisce più. A Dublino la Xerox sta licenziando 900 dipendenti, a Galway la Abbott ha recentemente licenziato 500 lavoratori, a Cork la Beedle Pharmacies l'anno prossimo si priverà di 300 stipendiati. E molte multinazionali del settore high-tech (Microsoft, Symantec, Creative, etc.) hanno già pianificato il loro trasferimento in Asia o in paesi dell’Est Europa e a breve dunque i licenziamenti aumenteranno. Ma i dati più preoccupanti non sono questi, quanto il fatto che le start up hanno raddoppiato negli ultimi mesi la percentuale di fallimento e questa estate si sono persi oltre 15.000 posti nelle piccole e medie imprese irlandesi. Che le multinazionali sarebbero andate via si sapeva. Il problema è che nel periodo della crescita l’Irlanda non è riuscita a dotarsi di serie infrastrutture e a far crescere un’economia locale non dipendente unicamente dagli investimenti esteri. La competitività globale del paese è in fase discendente e i settori della ricerca e sviluppo e dell'istruzione superiore, due degli indicatori della relazione per misurare i futuri progressi, non sono adeguati affinché l'Irlanda possa conseguire il suo ambizioso obiettivo di diventare una “economia della conoscenza” di portata mondiale. Negli ultimi anni inoltre c’è stato un crollo del mercato immobiliare che regge buona parte dell’economia irlandese ed un aumento del numero degli irlandesi sotto la soglia della povertà. La situazione del lavoro è inevitabilmente peggiorata, alcuni giorni fa il CSO (Central Statistics Office) ha evidenziato come circa 165.000 persone (il 4,8% della popolazione) a Ottobre di quest’anno si sia dichiarate senza lavoro, il dato piu’ alto da 7 anni. Le previsioni sono di superare il 5,5% di disoccupati nel 2008. Questa situazione di stallo economico è stata ben compresa dal governo irlandese che nel suo budget 2008 (la locale finanziaria) prendendo atto della diminuzione delle entrate fiscali e per la prima volta dall’inizio del boom economico ha aumentato le tasse e le spese per le politiche sociali.
In concreto questa cosa significa? Significa che se qualche anno fa un italiano con un discreto inglese e qualche conoscenza informatica o finanziaria trovava quasi immediatamente un lavoro qualificato ora la situazione non è così semplice. Dublino è ora affollata d’ingegneri che lavorano in call centre, giuristi che fanno i camerieri e studenti che non trovano lavoro da cameriere perché tutti i posti sono presi dai polacchi o dagli spagnoli. Nel mio piccolo mi accorgo che la situazione non è più tanto sorridente quando mi candido per alcuni ruoli in società multinazionali. Mi capita sempre più spesso che il recruiter mi telefoni e mi dica “Mi dispiace ma a Dublino non c’è la possibilità, ma se lei è interessato c’è la fattibilità di una interview per lo stesso ruolo a Londra”. Ed io che prima di venire ero convinto che il mercato del lavoro londinese fosse molto più competitivo e difficile che quello irlandese! Se in Irlanda non avessi degli affetti e tanto ancora da scoprire valuterei la possibilità di trasferirmi nella vecchia Inghilterra. E se la situazione lavorativa non si sbloccasse nel medio periodo, non lo escludo in assoluto.

Pic: The Big Issues, Connelly Station, Dublin
Song: Enya – Only Time
Link: www.cso.ie

giovedì 8 novembre 2007

Gli Invisibili


Dublino è una città sporca. Ma quasi nessuno se ne accorge perchè strade e marciapiedi vengono puliti in centro ogni 4 ore. Dublino è una città inquinata. Ma quasi nessuno se ne accorge perché piove ogni giorno. Dublino è una città con tanti alcolizzati. Ma quasi nessuno se ne accorge perché appena la Garda ne trova uno lo porta via. Dublino è una città piena di poveri e emarginati. Ma quasi nessuno se ne accorge perché appena un homeless o un immigrato clandestino chiede la carità per strada viene portato via dall’onnipresente poliziotto di quartiere o dalle Sorelle della Misericordia.
Il fatto che noi non vediamo le cose non significa che non esistano. Chi non vede ghetti pensa che non esistano. Invece ci sono. Basta avere gli occhi, il cuore e lo stomaco per cercarli e vederli. Forse chi vede in Dublino solo integrazione, progresso e opportunità non ha mai visto le dozzine di cinesi che dormono ogni notte affianco uno su l’altro sui pavimenti dei negozietti asiatici di Parnell Street. Non ha mai visto le sartorie di africani nei seminterrati senza finestre di Abbey Street a pochi metri dallo Spire. Oppure non ha mai notato i muratori moldavi pagati in nero che lavorano 14 ore al giorno nei nuovi palazzi di vetro e acciaio a Clontarf. O le stirerie pakistane nel nuovo quartiere posh di Dublino, cioè Smithfield in cui passano tutta la giornata a lavorare ragazzine di 14-15 anni a fianco ad appartamenti di 100 metri quadrati in vendita a 300 mila euro.
Forse sarà il mio passato da operatore nella solidarietà internazionale, ma anche a Dublino non posso che chiedermi cosa stia facendo l’Occidente al Sud del mondo. Anche l’Irlanda, ex colonia che ha dovuto subire tanti abusi e violenze nella storia non è innocente. Con quale ipocrisia l’europeo impone regole e comportamenti come se i valori fossero ancora dell’Occidente quando invece tutto dimostra il contrario? Quale è la ragione per cui da ogni angolo del mondo i più disgraziati, i più poveri, i reietti della storia, le valanghe di straccioni, le orde di pezzenti e di medicanti invadono le città dovendo addirittura scimmiottare, per integrarsi, di essere educati, perbenisti, ipocriti come una immensa middle class europea?
Come non provare una immensa, profonda, proprio interiore vergogna nel vedere gli occhi del ragazzo indiano con la sua giubbetta McDonald steso sul letto nel tentativo di recuperare qualche ora di sonno fra un turno e l’altro? Il risultato è che ci stiamo contendendo le città palmo a palmo con i poveri. E io posso già vedere la vecchia Europa, con tutta la sua grandeur e la sua cultura conquistata dalle masse dei più miseri, dei più affamati, dei più sfruttati. Sarà la loro guerra. I poveri si vendicheranno seminando figli ovunque, riproducendosi a raffica come il crepitio delle mitragliatrici, occupando ogni postazione con i propri cadaveri, usando se stessi come forza di sfondamento. Vinceranno, e di loro, evangelicamente, sarà la terra.

Pic: By the River Liffey, Dublin
Song: Miriam Makeba - Pata Pata
Link: www.ria.gov.ie

martedì 6 novembre 2007

Dublin ghetto


Dublino non ha una periferia degradata. Il degrado arriva fino in centro. A differenza di altre città con un centro pulito e lindo e un hinterland abbandonato, a Dublino trovi quartieri residenziali affianco a dormitori in periferia e ghetti insieme a quartieri bijoux in centro. Questo lo trovo meraviglioso e vitale. Ma anche sorprendente. Vado in centro per vedere alcuni appartamenti e mi trova di fronte la faccia nascosta di Dublino: quella dei ghetti per extracomunitari.

L’annuncio indicava un bilocale per 800 euro. Nulla per i prezzi folli di Dublino. Vado a cercarlo nei pressi di Mountjoy Square a Dublin 1 in pieno centro di Dublino. Trovo una palazzina di mattoni rossi schiacciata tra una strada senza uscita e un piccolo convento. Nell’ingresso c’è una specie di bureau. L’aria è pesante, sa di chiuso e di cibi fritti. Mi accoglie un pakistano piccolo e dalla pelle livida. Parliamo del prezzo e della modalita’ di affitto. Poi arriva una inserviente per portarmi a visitare il bilocale. E’ una donna grassa, esuberante, dai capelli rossi. Ha un’espressione incattivita, incarognita. Parla a scatti trascinandosi sulle scale. Indossa un camice bianco. Dal fianco destro pende sulla coscia un mazzo di un centinaio di chiavi e passepartout infilati in un grande anello. A ogni chiave e’ legata una targhetta metallica con su un numero o una lettera. Il rumore della ferraglia, scalino dopo scalino, è atroce. Come di un clangore di catene. Lei ha uno chignon rosso unto in cima al capo, come una frittella, e quando alza la gamba per affrontare il gradino il grembiule le scivola, torcendosi un poco, sulla natica e scopre il retro della coscia grumosa, di un biancore osceno, compressa in una calza di nylon arrotolata, come un insaccato in un budello.
Salita la prima rampa di scale arriviamo in un corridoio strettissimo in cui passiamo con le spalle addossate alla parete. Di fronte c’è una parete bianca di compensato in cui si aprono piccole porte simili a quelle di un vagone letto. Lei sceglie una chiave e spalanca, verso l’interno, la porta. La luce è diffusa da neon che non si spengono mai, una luce lattiginosa e senza ombre. Nello stanzino c’è una branda, lenzuola arrotolate, un tavolino colmo di abiti, una sacca aperta traboccante di biancheria usata. Un giornale sportivo arrotolato attorno al neon. Non c’è la finestra. Un fornellino elettrico con un tegame, qualche tazza, resti di caffe’. La puzza di cibo avanzato è insostenibile. La donna mi guarda, scuote la testa senza dire una parola. Allora lei prende a spalancare tutti uno dopo l’altro tutti i loculi di quel corridoio, cinque o sei. Uno dopo l’altro come un controllore. Non bussa, non parla. Ripete solo il prezzo del loculo. Sdraiato su un letto, vestito con la divisa puzzolente del McDonald, c’è un ragazzo di colore che dorme. Non protesta per quell’intrusione, si getta sotto il cuscino sul viso. In un’altra stanza c’è una finestra. Un piccolo angolo. Le pareti la tagliano dividendola con altri loculi in modo che al piano di sopra avranno una finestra a livello del suolo e qui a livello del bassissimo soffitto.
La donna è ancora sulla soglia con il suo mazzo di chiavi in mano. Io dico semplicemente “Ho visto, le farò sapere” e cerco di andarmene. Voglio fuggire, dimenticare questa intrusione nella piccola e disperata intimità di questo popolo oppresso e sfruttato, che lavora una media di dieci, quindici ore al giorno per potersi pagare quegli avelli infernali. Scendo le scale e su un pianerottolo vedo una fila di porte strettissime, una a ridosso delle altre. Immagino di cosa si tratti. Ne apro una. In uno spazio inferiore al metro quadrato sono un w.c. e un piccolo lavandino. Una toilette bassa e claustrofobica come sugli aerei. L'unica differenza è che da qui non si va da nessuna parte, solo verso il dolore e i disperati abissi dell'emarginazione.
Devo camminare un pò per togliermi dalle narici l'odore di quell'inferno. Mi fermo in un pub per una pinta di Guinness.

Pic: Dublin CityCentre
Song: Daniele Silvestri - Io Fortunatamente
Link: www.immigrantcouncil.ie

martedì 9 ottobre 2007

Un week end pre-moderno


La Hill of Tara ad un occhio poco attento potrebbe sembrare un campo da golf mal livellato, ma in realtà è il posto più magico d’Irlanda. Un luogo di una energia straordinaria. Un energia potente quanto quella che ho trovato nella Moray Firth coast in Scozia presso la comunità di Findhorn e a Somunca Baba in Turchia tra danzatori sufi.
Tara fu la dimora dei druidi, i mistici re-sacerdoti delle antiche popolazioni celtiche. Più tardi fu la capitale cerimoniale degli “alti re” che governarono il paese fino all’avvento del cristianesimo, nel VI secolo. I celti pensavano che Tara fosse la sacra dimora delle divinità e la porta di accesso all’oltretomba. E inquietante pensare che il governo intenderebbe far passare attraverso il sito un tratto della N3 lungo 9 miglia, con un gesto di vandalismo sponsorizzato dallo stato che ha creato molte polemiche e un presidio stabile sul sito. Con Belén si decide sabato di partecipare alla protesta e dormire la notte presso l’accampamento che si è creato vicino alla Hill of Tara.
Prendiamo l’autobus Bus Eireann 109 con fermata Tara Cross. Durante il viaggio commentiamo l’articolo comparso in prima pagina sul The Irish Time sulla generazioni di “bambaccioni” italiani come ci ha definiti giustamente il Ministro dell’Economia. E' difficile spiegare a Belén che in Italia la generazione nata negli anni settanta e ottanta è una generazione perduta e senza futuro, spiegare che in Italia non esistono sussidi alla disoccupazione, che esiste la flessibilità senza ammortizzatori sociali, che la spesa per le pensioni assorbe quasi tutte le risorse del welfare mentre i vecchi di domani non avranno pensione, che l’Italia è composta da caste e corporazioni, che il 59% degli italiani tra i 18 e i 34 anni vive ancora con i genitori (contro il 10% della sua Spagna). La cosa più difficile da spiegare è come mai i giovani italiani accettino tutto ciò.
A Tara troviamo una giornata rigogliosamente calda come mai da settimane. Con perplessità e curiosità mi lascio guidare da Belén alla scoperta dei punti sacri e spirituali della torbiera e facciamo riti celtici vagamente ridicoli presso il Ràth of the Synods, il Mound of the Hostages e la Banquet Hall. La sera andiamo all’accampamento per una frugale cena. Si sta tenendo una meditazione guidata. Dopo la cena si parla del popolo Birmano, si beve sidro e si cantano canzoni pacifiste intorno al fuoco fino a quando la nebbia ce lo permette e io mi sento nel posto giusto nel momento giusto.
Peccato che si debba dormire in tenda e io odio i campeggi. Io e Belén finiamo in una tenda igloo verde vicino a una tipi tent dentro a 2 sacchi a pelo del tipo “a mummia” o a “larva” che si stringono nella parte inferiore impedendoci qualunque tipo di mobilità. Opportuni in quanto utile barriera alle “tentazioni della carne” (il sesso si sa rovina le belle amicizie), ma piuttosto opprimenti quando nella notte sentiamo avvicinarsi un animale (un banale equino per me, un ancestrale “ariete celtico” per la compagna di tenda…).
Il giorno dopo si passa la giornata in passeggiate, meditazioni, cucina, riti sciamanici e conoscenza della della variopinta comunità che presidia la zona: studenti irlandesi del Trinity, turisti canadesi, hippy svizzeri, anziana coppia di tedeschi in camper, associazione celtica danese, bikers neozelandesi, ricercatrice sudafricana. Io racconto che nello stesso giorno in Italia si sta svolgendo la Marcia della Pace Perugia-Assisi con 200.000 partecipanti. Le poche dozzine di presidianti si stupiscono dell’alto numero dei partecipanti e allora io parlo dei 2 milioni di presenti a Roma contro la guerra in Iraq o delle affollate manifestazioni contro la base Nato a Vicenza o contro la TAV in Piemonte. E per la prima volta da quando sono in Irlanda mi sento orgoglioso di essere italiano.

Pic: Accampamento Save Tara Valley
Song: Lùnasa - Enàir
Link: www.savetara.com

lunedì 13 agosto 2007

Un altro mondo possibile a Dublino


Le prime settimane irlandesi ho frequentato parecchio gruppi legati alla cooperazione internazionale, all' associazionismo e all' ambientalismo, poi ho iniziato a lavorare e mi sono impigrito, spero di tornare a sognare utopie collettive.
  • Eco-Unesco. Organizza fondamentalmente attività nel settore ambiente e formazione. Io ci sono andato come volontario alcune volte e ho fatto qualche incontro. Benchè organizzazione ONU molto frendly e inclusiva. (Link: www.ecounesco.ie)
  • Cultivate's. E' il punto di riferimento di dublino di tutti noi che ci interessiamo di coop int, sostenibilità e terzo settore. Facciamo corsi, incontri e dentro c'è una bottega del commercio equo e fornita libreria. Io ci andavo il mercoledì sera per incontri multiculturali e culinari (si mangiava insieme cibo bio) oppure quando venivano ospiti a parlare (qualche settimana fa c'era Brahmachari Shubamrita Chaitanya). D'estate e' pieno di italiani che fanno stage. Col green party al governo probabilmente finiranno i problemi finanziari attuali... (Link: www.cultivate.ie)
  • EPA. Environmental Protection Agency. Agenzia governativa piena di soldi. Spediscono una interessante newsletter. (Link: www.epa.ie)
  • Concern. La piu' attiva NGO in Irlanda. Detrattori dicono che la sua ricchezza di fondi derivi dai forti legami con USAID. (Link: www.concern.net)
  • Friends of the Earth. L'omonima organizzazione che c'è in Italia (amici della terra). Però mentre in italia sono gli ecologisti moderati, da queste parti sono tutti frikkettoni (con loro ho fatto un poco affollato critical mass al centro di dublino a giugno). (Link: www.foe.ie)
  • The Village. E' un ecovillaggio che sta nascendo in Irlanda. Lo sto aiutando dato che ho fatto alcune ricerche sul tema. Il primo weekend di settembre abbiamo un incontro residenziale e con utopie onlus farò qualche training di teatro dell'oppresso. (Link: www.thevillage.ie)
A Dublino ci sono anche altre organizzazioni e centri (Amnesty, Ecoprint, Afri, Oxfam, Gaia Ecotecture, Project, etc.) che ho incrociato in alcune manifestazioni. Chi è attento le intravede tra i pub e i centri commerciali del centro e della periferia.

Pic: Dublino Bay fronte casa mia,
Poolbeg Chimneys all'alba
Song: Hair - The Flesh Failures (Let The Sunshine In)
Link: www.utopie.it

sabato 26 maggio 2007

Elezioni in Irlanda


In Irlanda si sono tenute le elezioni politica. Ha vinto il Centro Destra. Bertie Ahern, attuale capo del governo ha confermato senza problemi il suo terzo mandato alla guida del paese. Il Fianna Fail, partito centrista del primo Ministro, ha tenuto con il 41.6%. mentre gli alleati di governo, i conservatori, espressione degli industriali, Progressive Democrats, rimangono fermi al 2%. Il Fine Gael, partito di Centro Sinistra va sotto di 2 punti con il 26,3%. I Laburisti con un programma incentrato sulla sicurezza e l'ordine e poco sul lavoro e la solidarieta', perdono 4 punti con il 10%. Il Sinn Fein, braccio politico dell'IRA, crolla al 7,3%. I Verdi sono al 4,8%. Indipendenti e partiti minori salgono al 7,5%.
L'economia va bene anche se si stanno manifestando negli ultimi mesi difficolta'. Sanita' ed edilizia invece gli argomenti spinosi che hanno fatto sudare l'attuale capo di governo. Un confronto televisivo che ha fatto uscire con le ossa rotte la sinistra. Hanno giocato a favore dell'attuale coalizione di governo: l'economia ed i grandi investimenti nell'occupazione. Il Boom economico della tigre celtica ha attirato moltissime multinazionali americane. La bassa tassazione e gli aiuti europei hanno dato un'accelerata a tutta l'economia. Bertie Aher ha piu' volte sottolineato che l'Irlanda e' tra le prime nazioni in Europa se non del mondo che gode di un'economia sana. Un fenomeno senza precedenti che ha portato l'Irlanda da paese arretrato e rurale ad avanzato e competitivo nel panorama europeo ed internazionale. La disoccupazione negli anni Ottanta era al 18%. Oggi si attesta al 4.3% simbolico.
Il nuovo governo sarà composto da Fianna Fail e dopo giorni di estenuanti trattative con i Greens per la prima volta al governo nella storia della repubblica irlandese.

Pic: Particolare manifesto elettorale di Gerry Adams, presidente del Sinn Fein
Song: Rocky Horror Show - Science Fiction/Double Feature
Link:
www.electionsireland.org