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lunedì 23 novembre 2009

Solo la storia di un pezzo della mia vita


Sono partito perché mi sentivo un essere che nascondeva dentro di se una perdita, una scomparsa nella quale si rispecchiava il mio personale annientamento. Volevo vivere, essere in mezzo ad altri, ma come in un letargo invisibile. Comunque sono partito, di notte, in aereo, verso il Nord.

Sono passati 32 mesi dal mio arrivo a Dublino. Esattamente 12 mesi dal mio ultimo post. E arrivata forse il tempo di fare il punto della situazione e di spiegare come è andata a finire. Ma prima un avviso ai naviganti. Potrà sembrare strano quel che scrivo, ma mi sembra un atto dovuto. Da quando ho dato una svolta intimistica e emotiva al blog ho ricevuto molti contatti dai lettori, alcuni trasformati in amicizie, alcuni in qualcosa di più. Molti hanno continuato a scrivermi anche dopo aver sospeso il blog nell'ultimo anno. Devo dirvelo, perciò: non sono così. Vi ringrazio per avermi attribuito la sensibilità, la tenerezza, l'ironia e tutto il resto. Le mie sono parole. Scrivere è un mestiere facile: scegliere la cosa giusta non costa fatica. Vivere è un'altra storia, piena di errori. Non sto dicendo che quello che vi ho raccontato è frutto di fantasia; i luoghi, le persone, le emozioni che ho descritto sono reali. Quello che cambia tra la mia vita reale e il mio blog è quello che non ho raccontato. Chiunque mi venga a cercare avendomi letto fa una passeggiata verso la disillusione. Per questo rispondo volentieri alle email dei lettori di utopie irlandesi ma non amo incontrare di persona nessuno, frequento soltanto chi non ha mai cliccato su questo blog, ma si è iscritto altrove. Ci vuole poco a coniare una frase che apra il cuore. E' fare qualcosa il vero problema.

Che è successo l’ultimo anno? Sono sempre a Dublino, sono sempre nella mia casa nella Old Distillery di Smithfield con i suoi soffitti a volte e i suoi muri in pietra. Ho passato la “probation period” e sono sempre online marketing manager di una azienda irlandese. Ho continuato i miei viaggi in Irlanda e ormai ho visitato tutte le 32 conteee irlandesi meno una. Ho continuato a fare i “viaggi overseas”: negli occidentali paesi dell’est, nella accogliente penisola iberica e nella steppa russa e nelle montagne mongole lunga la transiberiana alla ricerca di sciamani. Ho continuato a scrivere e ho trovato un piccolo e temerario editore interessato  pubblicare le parole che in parte ho scritto in questo blog. Ho fatto corsi di teatro con terrificanti monologhi finali in inglese. Ho imparato a giocare a golf e a fare l'Irish Stew. Ho frequentato corsi di chakra yoga e fatto deliranti sessioni di tribal dance. Mi sono comprato una vecchia Vespa e adoro sentire l’odore del mare percorrendo la Dublin Bay. Continuo ad amare Dublino, l’Irlanda e gli irlandesi.

Quali altre novità? Una dolce ragazza irlandese che tenta inutilmente di insegnarmi l'inglese e il gaelico, una fattoria biologica che con alcuni amici vorrei trasformare in ecovillaggio, alcuni amori vitali e tormentati e un mondo intorno a me che continua a cambiare. Non solo negli amici che continuano a lasciare l’Irlanda, ma nel clima generale del paese. A volte mi sento come un passeggero che balla sul ponte mentre la nave affonda sperando che l'imbarcazione non vada a picco troppo presto. Non è questo il luogo adatto per parlare del tracollo dell’economia irlandese. Segnalo solo due dati personali. Crisi economica e disoccupazione. Nella mia azienda quando sono stato assunto io c’erano 32 dipendenti ora siamo rimasti in 27. Nessuno dei 6 licenziati ha trovato lavoro nell'ultimo anno. Crollo dei prezzi. Il precedente inquilino del mio appartamento pagava 1.150 euro al mese, io ho pagato 950 euro per un anno, con il recente rinnovo contrattuale ora ne pago 800.

Sono tempi difficili. Non solo per l'economia irlandese. Da qualche mese l’insonnia mi colpisce sempre più spesso, non una o due volte alla settimana, ma anche quattro, cinque volte. Che cosa devo fare quando questo accade? Io faccio lunghe passeggiate aspettando l'alba. Non c’è una persona che penso possa capirmi abbastanza per disturbarla con una chiamata. Eppoi cosa dovrei dirle? È una questione di silenzi, non di parole. Ma poi torno a casa e a volte la trovo che mi aspetta preoccupata seduta sul mio letto. Allora senza parlare preparo due cappuccini. Accarezzo la sua mano posata sulla mia, e ne vedo l'immagine riflessa, dalle prime luci dell’alba, nelle cups in ceramica. Siamo stanchi, ma mi sento in quei momenti con tutta l'approssimazione umana del termine, felice. Sento che tra le mie ansie esistenziali, esiste un punto di riferimento e che posso fidarmi di quello. Poi lei mi dice alcune parole che non comprendo e capisco che è tutta una illusione. Che alcune differenze non è facile ignorarle.

Che altro? Vivo, m'innamoro, spero. E anche se capisco che il risultato della mia partita è segnato, che stanno barando sotto i miei occhi vado avanti. Perchè a volte si riesce ad elaborare, anche nella più intricata crisi, qualcosa di vitale: l'idea di un nuovo assestamento. Una posizione, nel mondo, che non riproduce più quella infantile, che non tende più verso la quiete iniziale, ma che accetta di giocarsi nell'incognita del presente. E allora mi sento soddisfatto della mia vita e del mio percorso irlandese. Arrivato senza lavoro e con una conoscenza poco più che elementare dell’inglese ora ho un buon stipendio, una bella casetta, un buon lavoro, una ragazza che mi ama, degli amici a cui voglio bene. Ma era quello che veramente cercavo in Irlanda? Non rimpiango i primi mesi in iperaffollate case abitate da lerci francesi e casinisti spagnoli o il mio primo lavoro irlandese in un alienante dipartimento supporto tecnico di una multinazionale americana collocata nella periferia della citta'. Forse, dopo quasi tre anni a Dublino, che ormai considero la mia casa, rimpiango l'entusiasmo dei primi mesi e forse mi manca il piacere di nuovi incontri e di nuovi paesaggi.

Finito il blog e come se ora fosse finita una fase della mia vita, ma la nuova fase ha contorni ancora sfumati. Per un anno e mezzo ho dedicato del tempo seduto di fronte a un computer, a descrivere il panorama della mia vita ogni settimana, battendo sui tasti la riproduzione della mia esistenza. Volevo raccontare frammenti della mia vita all'estero in questi difficili anni. Frammenti che sono diventati una storia. Una storia che non è né un successo né un fallimento. Solo la storia di un pezzo della mia vita. Che ho voluto condividere con voi.

Video: Dawns in Ireland
Song: Krishna Das - Govinda Hare
Link: www.mauriziopittau.it

domenica 23 novembre 2008

Ritorno a Dublino


Utopie irlandesi finisce qui. A meno di ripensamenti questo è l’ultimo post del blog, che negli ultimi mesi ho stancamente aggiornato. Ultimi mesi difficili e frenetici dopo un meraviglioso fine inverno-inizio estate. Dopo due mesi a Londra sono tornato a Dublino. La decisione non è stata facile e ho passato diverse tormentate settimane a chiedermi cosa fosse meglio per me. Ora dopo un indispensabile viaggio a Praga, da qualche settimana lavoro come online marketing manager per una azienda irlandese. Il nuovo lavoro è complesso, ma credo di essere un privilegiato nel poter essere ben pagato per lavorare su mie passioni (comunicazione, internet, internazionalizzazione, advertising). Mi sono trasferito in centro a Smithfield dietro Four Courts in un appartamento ricavato da una vecchia distilleria con muri in pietra e il soffitto a volte senza quindi i muri in cartongesso dei nuovi orrendi edifici dublinesi. Ho portato il mio wine cabinet, eliminato la tv, montato una libreria e fatto installare 20Mb di broadband da Ntl in quella che sarà il mio rifugio dalle crisi finanziarie, economiche ed emotive per i prossimi mesi.

Dublino non è una città in cui ci si ferma per sempre. Se la mia azienda non mi licenzia o fallisce prima (cosa non impossibile in questi tempi di recessione) il mio piano è di fermarmi per almeno un altro anno e poi continuerò i miei viaggi (il ritorno in Italia è decisamente escluso per i prossimi anni). Ogni tanto bisogna fermarsi e se è pur vero che in un anno e mezzo ho visto più cose dell’Irlanda e di Dublino di tanti nativi ho ancora tanto da scoprire. Ci sono stati momenti positivi e altri negativi nella mia vita irlandese. Momenti che non sempre hanno trovato posto nel blog, ma che non di meno dei fatti raccontati mi hanno permesso di crescere professionalmente e soprattutto come persona. Sono stati mesi divertenti, faticosi, creativi, travagliati, fertilissimi, pieni di fantasia. I primi mesi dal mio arrivo a Dublino sono passati, forse i migliori. Adesso sono finiti, ma nuove esperienze mi aspettano.

Le cose cambiano. Quasi tutte le persone provenienti dai più svariati paesi che ho conosciuto nel mio primo anno a Dublino sono andate vie facendomi sentire orfano questa estate, ma ci sono stati nuovi e piacevoli incontri, in particolare di italiani, e ora che ho trovato una mia temporanea stabilità spero di incontrare nuovi compagni e nuove compagne di percorso. Perché riflettendo, quello che è stato veramente importante fino ad ora della mia esperienza irlandese non è stato tanto l’esperienza lavorativa, il migliorare il mio inglese o il vedere nuovi paesaggi ma gli incontri che ho fatto. Se dovessi salvare solo alcuni frammenti del mio anno e mezzo a Dublino, non avrei nessun dubbio a rinchiudere in uno scrigno da portare sempre con me alcuni momenti fondamentali: i viaggi e le interminabili telefonate con Belén, il sabato mattina in camera mia con Marianne che chatta con messenger sul mio computer mentre io leggo pigramente il giornale sul letto, i sinceri abbracci con Emiliano ogni volta che ci si rincontrava, le domeniche pomeriggio passate con la piccola Mairead facendo volare i nostri aquiloni sulla spiaggia o divertendoci nella sala creatività dell’Irish Museum of Modern Art, i concerti nei Jazz club con Daniela, i Saturday International Dinner organizzati con Zyta, le serate trascorse al Winter Garden accocolato con Johanna sul divano a raccontarci la giornata sorseggiando Cabernet e ascoltando Stan Getz e Joao Gilberto.

Ma anche gli incontri virtuali spesso trasformati in incontri reali con i lettori di questo blog, parte importante della mia esperienza irlandese. Ringrazio tutti i visitatori magari sporadici e tutti coloro che hanno lasciato un commento contribuendo alla vivacità del blog. In particolare saluto il lettore numero uno Roberto che sono sicuro sopravvivrà alla fine del blog, Anna che ho fatto viaggiare con le mie parole, Markus che ha portato su aspetti più concreti le mie astrazioni, Carlotta che è sempre stata presente quando manifestavo smarrimento e sfiducia, Coluietc. che ha condiviso con me gioie e dolori, Tatiana la corrispondente da Cork, Giò e i suoi commenti politici, Marika che ha seguito il blog come un romanzo, Aquilablu amico e traslocatore di fiducia, Laylee che ha condiviso le emozioni di una "mia" Irlanda, fatta di luci e ombre, Zax (Andrea) in attesa delle mie prossime avventure londinesi, Eleonora con le sue esperienze da raccontare, Puntino e le sue domande, tutti i bloggers irlandesi con cui ho scambiato link e commenti, come dice Bacco77, veri “eroi”.

Nonostante la precarietà e i tormenti di questi anni la vita a Dublino si è rivelata ogni tanto come una sottile e delicata vibrazione che ha raccordato e uniformato il tono di diverse esperienze e diverse storie. In fondo, fa bene pensare che, alla base di diversi percorsi, sia scorsa una delicata armonia che ha fatto incontrare persone diverse, ma uguali. E che va semplicemente rispettata, anche se è durata un attimo.

Video: Utopie Irlandesi Primo anno
Song:
Stan Getz e Joao Gilberto - Desafinado
Link: www.utopieirlandesi.blogspot.com

sabato 25 ottobre 2008

Tra crisi e recessione


Si ha crisi quando il tuo vicino perde il posto di lavoro. Si ha recessione quando sei tu a diventare disoccupato. Diceva questo il mio vecchio professore di politica economia. E per esperienza devo dire che è vero. Nella Irlanda in recessione ho perso il lavoro, a Londra dove ora mi trovo sono i miei vicini che lo stanno perdendo. Fino a che non deciderò dove fermarmi in queste settimane vivo una sorte di schizofrenia. Da lunedì a giovedì vivo a Londra dove ho iniziato il mio nuovo lavoro. Da giovedì a lunedì torno a Dublino. Tra crisi e recessione.
A Dublino lasciata Winter Garden sono andato ad abitare provvisoriamente poco distante. Gallery Quay sul Grand Canal Square. Camera doppia con bathroom ensuite al modico prezzo di 800 euro, il lussuoso Fresh Supermarket sotto casa e di fronte lo spettacolo dei Docklands. Vista la crisi della mia azienda ad agosto mi sono guardato attorno per eventuale nuovo lavoro a Dublino. Constata la scarsità di posizioni sul mercato locale ho dato uno sguardo oltre il Mar d’Irlanda e ho scoperto che il mio profilo era assai richiesto a Londra. Ho trovato in tempi relativamente brevi un lavoro nella capitale britannica e lasciato il vecchio lavoro irlandese ho iniziato a lavorare a Londra da circa un mese come e-commerce executive. La mia azienda ha uffici a Soho e Chelsea che raggiungo leggendo la mia copia de l'Indipendent con la tube, prima Northern line da Golders Green e poi Piccadilly line.
A Londra vivo nel nord in una cohousing. Ho un piccolo appartamento con mattoni a vista tutto per me in un grosso palazzo vittoriano con pannelli solari, orto bio-dinamico e condivisione di spazi comuni come la sala della musica e la stanza della riflessione. I miei vicini di casa sono eccentrici ecologisti freakettoni come “la regina dei piselli” (“The Queen of the Peas”), una insegnante di matematica in pensione che parla agli ortaggi sostenendo che hanno un anima. O Markus un designer finlandese che ogni giorno al ritorno dal lavoro lavora ad una versione pop del Giudizio Universale di Michelangelo nella lobby dell'edificio.
Vivo con curiosità e perplessità la mia esperienza di vita londinese e non ho voluto abbandonare completamente Dublino. Ho già vissuto a Londra e ho sempre sospettato che sarei tornato a viverci, ma ho come la sensazione che non sia ancora il momento. I mesi che avevo per decidere che fare però sono diventati settimane, poi giorni e tra poco ore. Ad ottobre alcune offerte di lavoro sono arrivate anche dalla Dublino in recessione e pare che qualcuno sia interessato ad assumermi nel ruolo che esattamente stavo cercando. Tenere due case e due residenze tra Dublino e Londra è troppo costoso e faticoso. E il mio boss londinese mi vuole da novembre full time tutta la settimana. E’ arrivato il tempo delle scelte. Nel mentre ho aperto il mio blog londinese.

Pic: St Paul's Cathedral, London
Song: The Aerosmith – Livin’ on the edge
Link: utopielondinesi.blogspot.com

lunedì 8 settembre 2008

A Londra


A Londra. Su un cab, quando la nebbia e i grigi mi riportano alla stagione d’autunno, e al freddo, mi chiedo perché sto fuggendo. Io lo so. Ma sono molte ragioni. Ma sono ragioni che all’esterno appaiono esili e misteriose, mentre per me sono totali e assolute. Vado a Londra, so, perché devo ritrovare la mia terza persona, un fantasma che devo incontrare per continuare a vivere. Vado a Londra per incontrarmi con il mio prossimo lavoro e la mia prossima vita.
A Londra. L’ultimo giorno al Winter Garden Jo mi dice “Non puoi continuare ad andare via quando stai male, soprattutto quando i periodi tra una botta e l’altra sono sempre più brevi”. Io dico “Non mi piace affezionarmi alle persone e alle cose e alle stanze, ci rimetto sempre troppo”. Eppure. Come può una ragione così vitale e assoluta apparire talmente fastidiosa che io mi rifiuto di precisarla dicendo solo: “Vado per ragioni personali”? In realtà fuggo per ricapitolarmi. Bisogno di suoni, di stimoli, di complessità. Cerco una città in cui venga offerto il maggior numero di “uscite di sicurezza” ad una condizione di vita sempre più precaria e incerta. Cerco una città con una storia e un futuro non una città di recessione e incertezza.
A Londra. Via da una città di smanettoni IT e multinazionali supporto clienti. Via verso le Olimpiadi 2012 e la “New London”. Ora è tempo di crescere e buttarsi nel mondo dell’economia reale abitato da feroci squali e non da dispettosi Leprechaun. E sbranare per non essere sbranati. Dublino mi ha accolto con un largo e caldo abbraccio di comprensione e affetto. Io mi sono fidato di quell’abbraccio e non chiedevo altro perché avevo bisogno che le mie ferite rimarginassero. A Dublino crolli nervosi, intensità emotive ed eccitazioni febbrili si sono succedute e rivoltate con inedita repentinità; e dov’eran trionfi e vittorie, un attimo dopo esistevano solo rovine e macerie. Come il lavoro. All’inizio inutile e alienante. Poi creativo e complesso. Alla fine insicuro. O la casa. Prima delizia. Dopo delirio. Poi armonia. Infine precarietà. O le mie relazioni sentimentali.
A Londra. Vagabondo per la città illuminata da un’inedita lucentezza autunnale. Vado a Cranley Gardens e non oso percorrere interamente la via. Mi basta uno sguardo di sfuggita da Old Brompton Road. Sono a pochi metri dalla mia nuova fabbrica di salari. Imbocco senza accorgermi Cranley Gardens dalla parte della Fulham Road. E allora sento un grande respiro d’emozione e mi arresto in contemplazione. Da questa parte della via un campanile sovrasta le case. Allora ho la certezza: la “carriera” e lo “status” sono concetti che mai hanno influenzato le mie decisioni. Io vivo solamente negli spazi delle mie emozioni e ho capito solo ora che qual che ho voluto perdere di certo non mi riapparterrà se non come una maledizione.
A Londra. E poi a Dublino a chi importa ormai veramente che resti? A parte un paio di persone. Eppure non ho nessuna voglia di andare a vivere a Londra. Non adesso perlomeno. Dublin why can’t be just more like me?

Pic: Cranley Gardens, London, UK
Song: Jack Johnson - Hope
Link: www.london2012.com

venerdì 23 maggio 2008

Web marketing nella la casa gotica


Da circa un mese lavoro per una società irlandese in una casa georgiana a Dublino 2. Sul mio contratto e sui miei biglietti da visita c’è scritto che sono un “Web Marketing Manager”. Mi occupo di promozione, formazione e consulenza per hotel in Irlanda e nel mondo. Parrebbe il posto giusto per me.
Tra le mie passioni ci sono i viaggi, internet e la comunicazione. Tra i settori economici in crescita ci sono il turismo, la telematica e il marketing. L’azienda nata a Dublino si sta sviluppando velocemente e negli ultimi due anni sono nati sette uffici locali in Europa, Asia e Sud America. Nel 2009 si aprirà un nuovo ufficio in Italia (si parla di Firenze) e l’idea sarebbe che a gestirlo o almeno a seguire lo start up dovrei andare io se non combino troppi casini quest’anno. Al momento di tornare in Italia non ho nessuna voglia. In futuro chissà.
  • L'arte della negoziazione
Accettare la proposta (ormai non mando da mesi più curriculum ma sono i recruiters o le aziende che mi contattano per offrirmi lavori trovando il mio resumé su monster.ie) non è stato facile. Infatti la proposta iniziale era di 6.000 euro all’anno inferiore al mio stipendio in Accenture. In Accenture prendevo tanto (anzi troppo per quello che facevo), e soprattutto molto di più dei miei colleghi e credo anche del mio supervisor. Tutto grazie alla negoziazione fatta. A differenze dei miei colleghi infatti alla offerta fattami dal recruiter ho contrapposto uno stipendio giornaliero molto maggiore della cifra proposta. Alla fine si è trovato un accordo ma la busta paga era decisamente robusta, anche se si trattava di un contratto di un anno senza benefits (no ferie pagate, no malattie pagate, no schema pensionistico, no assicurazione). Ho ricevuto altre proposte negli ultimi mesi (fondamentalmente ruoli da analista) ma nonostante gli interessanti salari si trattava di grosse multinazionali con sede in business park. Arrivatoci non mollo di certo il quartiere georgiano. Inoltre in fase di negoziazione sono riuscito a spuntare alla mia azienda 2.000 euro in più all’anno e la revisione salariale dopo 6 mesi e non dopo 12 mesi come precedentemente previsto. Ovviamente permanet contract con tanti benefits e le fantastiche irish bank holiday (cioè le festività che cadono sempre di lunedì facendoti fare circa una volta al mese un bel lungo week end).

  • Il fantasma di Jackie Carey
L’azienda dove lavoro nata pochi anni fa ha avuto negli ultimi anni una crescita tumultuoso e negli ultimi tempi si sono triplicati fatturato e dipendenti. La sede è a Fitzwilliam Square a 10 minuti a piedi da casa mia (o 5 in bicicletta). Tra ambasciate, sedi governative e aziende irish della new economy. Sono nel cuore di Dublino e andare a lavoro e passare tra Merrion Square, Holles Street e Baggot Street è un piacere. La sede iniziale dell’azienda era il seminterrato. Crescendo si sono acquistati anche i piani superiori e ora gli uffici sono dislocati tra il vecchio appartamento del maggiordomo, la ex living room o la sala da thè di epoca georgiana. Io sto al piano terra nel vecchio appartamento del giardiniere con il garden di fronte, per raggiungere la stanza delle ragazze dell’Account and Sales passo per una scala segreta usata un tempo dalla servitù. Pare che il leggendario pugile irlandese Jackie Carey sia nato in questa casa come figlio illegittimo di una domestica, molti colleghi giurano che il suo fantasma vive nella casa, ma credo che il rumore dipende dal server che è stato messo nella soffitta. Mentre l'atmosfera è molto gotica e ricca di storia, la tecnologia utilizzata è molto avanzata. Io apprezzo in particolare l'utilizzo degli Apple e sul mio desk con mio grande godimento tutte le mattine trovo un iMac 24" collegato con un MacBook Pro.

  • The Irish Staff
Sono l’unico italiano e a parte due polacche e un ungherese i miei colleghi sono tutti irlandesi. Questa cosa mi piace. Ho anche un mio piccolo staff di 3 ragazzi appena usciti dal college: un seo, una sem e una html editor. Finalmente mi sento integrato alla città e alla sua economia. Il clima è molto sereno e rilassato. Qua quello che contano sono i rapporti umani e le performance, non la marziale disciplina delle multinazionale dove tutto è analizzato compresi i minuti che perdi in bagno per esigenze fisiologiche. Per ora l’ostacolo maggiore è l’inglese. Per il mio ruolo devo comunicare continuamente con colleghi e clienti irlandesi e non sempre comprendo tutto o sono chiaro io. Decisamente divertenti i meeting aziendali quasi quotidiani dove sono continuamente incitato a dare il mio parere e dove io improvviso ragionamenti di strategie di marketing in un accento che parrebbe assai divertente vedendo i sorrisi dei colleghi.

  • The Lunch Break
Lavoro dalle 9 alle 17.30 con un’ora di pausa. Ma tutto è molto adattabile e spesso io arrivo alle 10 e vado via alle 19.00 e prendo 2 ore di pausa pranzo. Le pause pranzo in centro sono meravigliose. Abbiamo una cucina completa di tutto (inclusa macchina per caffe' espresso professionale) e non la canteen come le multinazionali. Ognuno di noi ha uno scafale che io ho riempito di Nutella, digestive biscuits, pasta De Cecco, ortaggi e frutta di stagione. Pero' in questo magnifico e soleggiato maggio di solito esco e in 5 minuti arrivo nei più bei parchi di Dublino. E allora si prende un panino con le salamelle all’Unicorn o un sandwich al salmone affumicato allo Swedish Food e si va al Fitzwilliam Park (parco privato di cui abbiamo le chiavi) o sui prati del Merrion Square Park o del St Stephan Green. Da consigliare in questo periodo l’Ivenagh Garden, il parco più bello di Dublino che ospita “The Secret Garden” una clamorosa mostra scultorea organizzata dalla Salomon Gallery. Alternative sono pranzare lungo il Grand Canal oppure prendere la bicicletta e andare in giro per il centro di Dublino o verso la baia. Da evitare il tornare a casa per il break. Per due volte lo ho fatto e in entrambi i casi mi sono addormentato dopo pranzo.

Nonostante le difficoltà linguistiche e qualche euro in meno in busta paga penso di aver fatto la scelta giusta ad accettare questo lavoro. E la sicurezza la ho avuta quando il secondo giorno di lavoro invece che darmi il solito triste badge con una foto personale orribile impressa mi è stato consegnato un grosso anello di ferro con attaccate tutte le undici chiavi della casa georgiana. Non solo una azienda. La mia seconda casa.


Pic: Georgian Doors, Dublin
Song: Frank Sinatra – Fly Me To The Moon
Link: www.solomongallery.com

giovedì 6 marzo 2008

Numeri al quartiere georgiano


Ho cambiato routine. Ora non mi alzo più alle 6.30 ma alle 8.15. Ho ripreso ad andare regolarmente in piscina e a uscire durante la settimana e non solo negli affollati fine settimana. Vado a letto dopo la mezzanotte e ogni tanto la mattina, se non nevica, riesco anche a fare jogging nel St. Annes Park fino alla Bull Island. Come i primi mesi che ero a Dublino.
La novità è che dopo il tradizionale leaving party per salutare gli ex colleghi ho cambiato lavoro. Da alcune settimane lavoro nell’headquarter europeo della società di consulenza Accenture. Sono ancora in fase di formazione; a breve inizierò il mio lavoro che avrà a che fare con l' IT. La sede Accenture di Dublino ha vinto l’anno scorso il premio “Ireland's Best Places to Work”. In effetti, il clima è piacevole, pare che si possa fare carriera in modo veloce e meritocratico, il mio supervisor è una persona che m’ispira fiducia e pare che conti su di me, nel mio piano ci lavorano ragazzi molto simpatici e le ragazze che benché facciano le analiste e le IT consultant sembrano uscite da una sfilata di moda. A me divertono anche le tipiche menate da multinazionale americana (dress code molto formale con jeans e sneakers banditi tranne che per il Casual Friday, dove pare di stare in una comune di bikers anarchici da come si vestono i colleghi oppure l’Irish full breakfast gratis il venerdì mattina nella canteen). Lavorare in Accenture pare che faccia molto curriculum. Da quando ho inserito il mio nuovo lavoro nel mio CV su Monster, sono diventato miele per i recruiters-orsi che mentre prima quasi m’ignoravano, ora continuano tutti i giorni a chiamarmi e a tentarmi offrendomi interview per posizioni a volte assai interessanti.
Una dei punti di forza dell’azienda è la localizzazione. Con la Dart arrivo a lavoro in dieci minuti e riesco a essere alle 9.00 seduto sul mio desk uscendo da casa alle 8:35. Il grattacielo dell’Accenture si trova in centro nella Dublino georgiana sul Grand Canal Dock che sfocia nella Dublin Bay tra sede europea di Google e quella di BT. Il quartiere georgiano è la parte più ricca ed esclusiva di Dublino, dove lavorano e si divertono molti dublinesi facoltosi, circondati dalla magnificenza degli splendidi palazzi georgiani eretti nel XVIII secolo, epoca che vide il massimo splendore della città. Questo è anche il cuore amministrativo del paese e dove sono presenti luoghi preziosi come il Leinster House (il parlamento irlandese), il National Museum, la National Gallery e il Natural History Museum e le più belle piazze di Dublino: Merrion Sq e Fitzwilliam Sq. Le strade che si dipartono da queste piazze ospitano le sedi delle più importanti aziende del paese. Al primo accenno di sole, gli impiegati si riversano nei parchi oppure seguendo l’esempio di vecchi abitanti del quartiere (Oscar Wilde, W.B. Yeats e Patrick Kavanagh) passeggiano pigramente lungo gli argini del Grand Canal.
Per completare la nuova fase di vita irlandese ora il problema è trovare casa da quelle parti. I prezzi sono alti (camera singola a 800 euro, monolocale a 1.400 euro) e le offerte poche. Essendomi stancato di andare a cercare double room o deprimenti studio/monolocali ho deciso di affittare una bella casa georgiana con due o tre stanze e poi dividere l’affitto con uno o due coinquilini (a chi interessa la cosa mi contatti!). In futuro non escludo di cambiare azienda, ma se rimango a Dublino, scarto l’ipotesi di andare a lavorare distante dal quartiere georgiano, dove ora respiro aria di business, di storia e di letteratura.

Pic: Accenture, Grand Canal Dock, Dublin
Song: Rita Marcotulli – Numeri
Link: www.accenture.com/

sabato 16 febbraio 2008

Gaiety Theatre Late Night Clubs


Torna a Heindhoven Kathalijne, una cara compagna di escursioni e cene internazionali. Non posso che festeggiare il leaving party con il mio gruppo di amici internazionali che ogni mese si assottiglia. Noi pochi rimasti ci guardiamo durante la serata come fossimo dei reduci. Chi sarà il prossimo a partire? Quando sarà il mio turno?
Andiamo al Gaiety Theatre Late Night Clubs. Il biglietto di ingresso indica “DJ Satellite (RnB + Hip-Hop) + The Sunbeams (live) + Parchman Farm (live) + Cheeze It (Disco + 80s) + 2 movies on the big screen”. I movies sono “The Simpsons Movie" e “Il buono, il brutto e il cattivo”. Il Gaiety Theatre è un vecchio teatro vittoriano che si trova a South King St a Dublin 2. E’ un posto pieno di atmosfera, ideale per ascoltare nelle serate del fine settimana esibizioni jazz, rock o blues; le band si esibiscono il venerdì e il sabato per circa un migliaio di clienti di solito sempre gli stessi. Mentre nei pomeriggi e la sera il Gaiety è un teatro per la distratta borghesia dublinese con spettacoli decisamente deludenti (in genere scarti musical di Londra come il pessimo allestimento di Blood Brothers attualmente in cartellone), le notti dei fine settimana si trasforma in un locale eterogeneo, divertente e molto frequentato.
Questa nottata la pista è affollata di gente trendy che balla mentre nei tavolini l’atmosfera è più quella di un club. Mentre i miei amici si buttano sulla pista mi siedo con la mia Corona e guardo i video. Vago tutta la notte tra i piani del teatro. Mangio una Apple Pie che mi scaldano in un formo a micro-onde. Ascolto un po’ di conversazione, noto come ogni ora la fauna cambi e mentre un certo tipo di giovani dall’abbigliamento piuttosto ordinario se ne va, subentrino prima i post-punk, con le loro acconciature vertiginose, poi la Dublino giovane, con le loro camicie colorate e aperte sul petto o le loro svolazzanti gonnelline di viscosa color pastello nonostante i pochi gradi e infine i proto-dark che trasformano il locale in un meeting corvaceo e un po’ funereo, pur sotto i riflessi ameboidi dell’illuminazione psichedelica.
Il bagno è uno stanzone con una latrina unica che segue il perimetro del locale. Un “muro del piscio” con il canaletto di scolo zeppo di pani di naftalina. La gente entra e sbatte contro la parete di piastrelle rosse. Incontro Davide, un ragazzo piemontese che avevo conosciuto le prime settimane che ero da queste parti e facevo il business english course ed era nato il primo nucleo del mio international group di amici oramai quasi tutti nei paesi di origine. Davide mi parla di un party da una sua amica svedese e mi invita a seguirlo. Lo seguo. La serata è troppo affollata stasera e sono turbato dall’addio. In ogni caso tocca a me domani accompagnare Kathy all’aeroporto.
Cammino veloce fra la gente che balla, urtando i ragazzi, scostandoli con decisioni per farmi largo. Esco velocemente dal Gaiety Theatre. E’ bastata un’occasione così ridicola per farmi precipitare nella confusione e nell’angoscia. Respiro forte come ho imparato a fare quando facevo mezzofondo. Cerco di riprendere contatto con me stesso. Trovo una scusa e mi separo da Davide. Attorno il traffico notturno di South William Street scorre frenetico, attraversato da bande rumorose di ubriachi. Fermo un taxi e dico “Rosemount Avenue, Artane. Very fast, please. Very fast”.
Perché tutti vanno via? Perché mi lego a persone che poi mi abbandonano? Perché mi sento un turista permanente dopo 9 mesi? Eppure questa settimana ho firmato il mio nuovo contratto di lavoro e tra poco mi trasferirò nella mia nuova casa. Lavoro e casa sono nella citycentre. Guadagnerò quasi il doppio di prima. Dalla finestra del mio ufficio vedrò la Dublin Bay e la mia nuova casa georgiana. Non dovrei essere felice?

Pic: Gaiety Theatre, Dublin
Song: Francesco Guccini – L'avvelenata
Link: www.gaietytheatre.ie

mercoledì 12 dicembre 2007

La festa è finita


C’era una volta la Tigre Celtica. Cioè una nazione – l’Irlanda – che da paese di emigranti in bilico tra sviluppo e sottosviluppo con un’economia basata sull’agricoltura arretrata e non competitiva, negli anni novanta, ebbe una crescita senza precedenti. Il PIL triplicò in pochi anni, i salari passarono dal 60% della media Europea al 135%, la disoccupazione crollò dal 12% al 4%, gli investimenti e le importazioni subirono una crescita iperbolica. Grazie all’efficiente uso dei finanziamenti europei, una politica di deregolamentazione del mercato del lavoro, una politica di detassazione, investimenti nell'istruzione e nella ricerca e sviluppo, si era creata un clima favorevole agli investimenti esteri e nel paese arrivarono numerose multinazionali americane principalmente nei settori dell'elettronica, del software, dei prodotti farmaceutici, della finanza, degli apparecchi medici e della biotecnologia che crearono indotto (piccole imprese, start up, edilizia, servizi, etc.) e tanto lavoro. Il lavoro creato era tanto che l’offerta di posti di lavoro superava la domanda. Erano quindi ben accolti immigrati in particolare personale qualificato da tante nazioni europee che sostenevano lo sviluppo anche grazie a conoscenze che gli irlandesi non avevano come la dimestichezza di altre lingue oltre l’inglese.

Oggi la Tigre Celtica non ruggisce più. A Dublino la Xerox sta licenziando 900 dipendenti, a Galway la Abbott ha recentemente licenziato 500 lavoratori, a Cork la Beedle Pharmacies l'anno prossimo si priverà di 300 stipendiati. E molte multinazionali del settore high-tech (Microsoft, Symantec, Creative, etc.) hanno già pianificato il loro trasferimento in Asia o in paesi dell’Est Europa e a breve dunque i licenziamenti aumenteranno. Ma i dati più preoccupanti non sono questi, quanto il fatto che le start up hanno raddoppiato negli ultimi mesi la percentuale di fallimento e questa estate si sono persi oltre 15.000 posti nelle piccole e medie imprese irlandesi. Che le multinazionali sarebbero andate via si sapeva. Il problema è che nel periodo della crescita l’Irlanda non è riuscita a dotarsi di serie infrastrutture e a far crescere un’economia locale non dipendente unicamente dagli investimenti esteri. La competitività globale del paese è in fase discendente e i settori della ricerca e sviluppo e dell'istruzione superiore, due degli indicatori della relazione per misurare i futuri progressi, non sono adeguati affinché l'Irlanda possa conseguire il suo ambizioso obiettivo di diventare una “economia della conoscenza” di portata mondiale. Negli ultimi anni inoltre c’è stato un crollo del mercato immobiliare che regge buona parte dell’economia irlandese ed un aumento del numero degli irlandesi sotto la soglia della povertà. La situazione del lavoro è inevitabilmente peggiorata, alcuni giorni fa il CSO (Central Statistics Office) ha evidenziato come circa 165.000 persone (il 4,8% della popolazione) a Ottobre di quest’anno si sia dichiarate senza lavoro, il dato piu’ alto da 7 anni. Le previsioni sono di superare il 5,5% di disoccupati nel 2008. Questa situazione di stallo economico è stata ben compresa dal governo irlandese che nel suo budget 2008 (la locale finanziaria) prendendo atto della diminuzione delle entrate fiscali e per la prima volta dall’inizio del boom economico ha aumentato le tasse e le spese per le politiche sociali.
In concreto questa cosa significa? Significa che se qualche anno fa un italiano con un discreto inglese e qualche conoscenza informatica o finanziaria trovava quasi immediatamente un lavoro qualificato ora la situazione non è così semplice. Dublino è ora affollata d’ingegneri che lavorano in call centre, giuristi che fanno i camerieri e studenti che non trovano lavoro da cameriere perché tutti i posti sono presi dai polacchi o dagli spagnoli. Nel mio piccolo mi accorgo che la situazione non è più tanto sorridente quando mi candido per alcuni ruoli in società multinazionali. Mi capita sempre più spesso che il recruiter mi telefoni e mi dica “Mi dispiace ma a Dublino non c’è la possibilità, ma se lei è interessato c’è la fattibilità di una interview per lo stesso ruolo a Londra”. Ed io che prima di venire ero convinto che il mercato del lavoro londinese fosse molto più competitivo e difficile che quello irlandese! Se in Irlanda non avessi degli affetti e tanto ancora da scoprire valuterei la possibilità di trasferirmi nella vecchia Inghilterra. E se la situazione lavorativa non si sbloccasse nel medio periodo, non lo escludo in assoluto.

Pic: The Big Issues, Connelly Station, Dublin
Song: Enya – Only Time
Link: www.cso.ie

martedì 4 dicembre 2007

Lavorare in una multinazionale


Lavorare in una multinazionale significa che dopo 10 giorni di un piovoso giugno passati inutilmente a Dublino alla ricerca di funzioni senior ed executive capisci che, senza un perfetto inglese e un po’ di work experience in Irlanda, non avrai grosse possibilità e miri più in basso e partecipi ad una fiera del lavoro in un lussuoso hotel di Connelly Street e consegni il tuo curriculum ad una importante agenzia di recruiting, che dopo 2 giorni ti contatta e ti fa fare 4 test psico-tecnici on-line, poi ti chiama e ti prepara alla interview che farai il giorno dopo, di venerdì. Passi l’interview e lunedì, 5 giorni aver dato il tuo cv alla fiera nel lussuoso hotel, è il tuo primo giorno di lavoro e firmi il contratto a tempo indeterminato per una multinazionale americano, settore IT.
Lavorare in una multinazionale significa che passi tutto le prime cinque settimane di assunzione in training con i nuovi assunti francesi, spagnoli, olandesi, irlandesi, italiani, portoghesi, svedesi o tedeschi con cui per oltre un mese condividi formazione pagata e divertenti uscite multinazionali. In questo mese fai buddy up con i tuoi prossimi colleghi e apprendi segreti e trucchi del lavoro, mentre ad agosto
dato il poco carico di lavoro potrai fare tanti corsi on line ed in aula su varie tematiche (applicativi software, project management, technical analysis, etc) con certificazione finale che ti mette gentilmente a disposizione l'azienda.
Lavorare in una multinazionale significa che paghi obbligatoriamente 5 euro al mese per attività sportive e sociali, con le quali puoi partecipare alle feste aziendali con tanti palloncini colorati (Summer Party, Halloween Party, Christmas Party, etc.) oppure fare tante attività come trekking, corsi di golf, pilates, badminton, scacchi oppure andare nella vicina piscina olimpica con prezzi scontatissimi.

Lavorare in una multinazionale significa che per 8 ore al giorno devi occuparti di noiosissimi rogne amministrative, contratti, problemi software e hardware di clienti e aziende perlopiù italiane.

Lavorare in una multinazionale significa che ti devi alzare alle 6.30 perché l’azienda si trova in un business park di Dublino West e tu preferisci alzarti presto, ma viver in centro piuttosto che fare una vita casa-ufficio.

Lavorare in una multinazionale significa che lavori in un dipartimento italiano e la cosa ti lascia perplesso all’inizio per il rischio di auto ghettizzarsi tra compatrioti e di parlare solo italiano, ma poi - geloso e rallegrato del tuo gruppo di amicizie internazionali che sei riuscito a crearti - imparerai ad apprezzare le partitelle di calcetto tra colleghi, la birra bevuta sui prati del Trinity College nelle lunghe serate estive del dopo lavoro, i sempre più frequenti leaving party e le chiacchierate gossippare in mensa nell’ora di pausa.
Impari a conoscere un dipartimento professionale, ma anche vitale e goliardico con cui tra una pratica e l'altra giocherai a lanciare palloni da rugby, a schermare con le aste delle finestre e a condividere spam, che tu incrementerai con vignette, foto e aneddoti (un ex collega ti ricorderà come quello che scrisse un lunedì mattina l'email intitolata "Titillarsi i capezzoli nel traffico cittadino alla mattina senza colazione").
Lavorare in una multinazionale significa che a fine luglio durante un training l’altoparlante annuncia un'assemblea improvvisa nella canteen. Tu vai e ti ritrovi con buona parte dei 1400 impiegati della multinazionale che provengono dai cinque edifici adiacenti. Nell’assemblea il direttore generale, nello stupore generale, dice che da settembre la gestione dei dipartimenti tecnici e finanziari verrà data in outsourcing e la maggior parte di noi diventerà un dipendente IBM. Ci tranquillizza: “non cambierà nulla”, anzi sono maggiori le opportunità. Sconcerto, preoccupazioni e speranze.
Lavorare in una multinazionale significa che nei mesi successivi le notizie dell’ outsourcing risulteranno più chiare: nei successivi mesi i dipartimenti verranno trasferiti in paesi con maggiore detassazione e minori costi del lavoro (India, Filippine, Bulgaria e Scozia). Noi potremo decidere di trasferirci nelle nuove locazioni con relativi stipendi (a Sofia 600 euro al mese) oppure rinunciare e cercare un inserimento in IBM oppure prendere una redundancy (una sorta di liquidazione). I tempi della fine dell’attività a Dublino non sono indicati. Prima si parla di novembre, poi di gennaio, poi di fine marzo. Nel mentre si bloccano le assunzioni a tempo indeterminato e i nuovi vengono assunti per uno o due mesi. Il clima è di smobilitazione.
Lavorare in una multinazionale significa che cerchi di capire se dalla crisi possono nascere delle opportunità e ti candidi per un ruolo interno di importante responsabilità. Con sorpresa, visto che sei
appena arrivato (da regolamento interno non puoi avare scatti di carriera prima di 9 mesi), la tua candidatura viene accettata e fai il colloquio, ma al momento non ricevi ancora risposta. Nel mentre rispondi stancamente ai recruiters che - mentre sei a lavoro - ti chiamano per proporti lavori dopo che hanno trovato tuo curriculum su monster.ie.
Lavorare in una multinazionale significa che vista la situazione a fine novembre inizi a guardarti attorno per vedere se ci sono altre opportunità a Dublino maggiormente coerenti con il tuo profilo ora che hai migliorato il tuo inglese con le tue attività extra lavorative e hai un’esperienza in loco. A fine novembre farai alcuni colloqui come fundraising manager, information systems analyst, lean manager e project co-ordinator. I recruiters ti dicono di non preoccuparti che con il tuo profilo nel giro di qualche settimana un lavoro qualificato lo si trova di certo. Tu fingi di crederci, ma sai bene che con il tuo livello di inglese e la forte concorrenza per ruoli medio-alti per essere ottimisti ci vorranno almeno un paio di mesi. Non c’è ansia e fretta però. In fondo almeno alcuni mesi ti tengono ancora e ti trovi bene nel dipartimento dove ti trovi ora. Dove si gioca a rugby tra i desk e si commenta ogni nuovo calendario sexy che Repubblica.it prontamente mette on line.


Pic: Xerox (Europe) Ballycoolin Business Park, Dublin
Song: R.E.M. – Losing My Religion

Link: www.xerox.com

domenica 10 giugno 2007

Catch 22


Appena ho avuto domicilio e numero di cellulare irlandesi ho inviato un bel pò di CV. Con mia sorpresa mi hanno risposto in tanti e ho incominciato subito a fare interviews per agenzie di recruiting. Se si ha qualche esperienza di lavoro e se si conosce magari una terza lingua oltre italiano e inglese e si ha una buona conoscenza del pc le opportunità appaiono all'inzio parecchie in particolare nei settori IT e finance.

Trovare subito lavoro però è meno facile di quanto possa apparire. Dopo 2 settimane di interviews mi sono trovato in una "Catch 22 situation". Cioè ero troppo qualificato per lavori basic (call center, helpdesktop, etc.) e non lo ero abbastanza per ruoli senior (project manager, consulente, etc.) dato che il mio inglese non è perfetto e non ho nessuna esperienza di lavoro in Irlanda. Tra il cercare qualche possibilità in futuro o "alleggerire" il cv e iniziare subito con un lavoro semplice, avvicinandosi l'estate ho optato per la seconda scelta (ho eliminato il D.o.B, il MSc lo ho nascosto tra i further training, etc.) e ho trovato lavoro in 48 ore. Ora lavoro per una multinazionale americana settore IT come contavo di fare venendo a Dublino. Purtroppo lavoro per mercato italiano e dunque si parla molto italiano. Però per ora, l'ambiente mi piace e come prima esperienza irlandese a me va benone. Inoltre sono in fase di traning fino a fine luglio e ad agosto - avendo come riferimento le aziende italiane - si lavorera' poco e potro' farmi un po' di corsi che l'azienda ci mette a disposizione. Inoltre mi occupo di argomenti IT che a me sono completamente sconosciuti.
A settembre deciderò che fare (tornare in Italia, cambiare azienda, rimanere là, cambiare paese, etc.). Nel mentre mi sono arrivate altre offerte di lavoro di aziende di Dublino a cui a malincuore ho preferito rinunciare. Comunque inizia da ora la mia prima esperienza in una multinazionale.

Pic: La mia prima interview
Song: Monty Python - Always Look on the Bright Side of Life
Link: www.jobs.ie

lunedì 14 maggio 2007

Studiando inglese e spedendo CV


Oggi ho iniziato il corso di advanced business english alla LCI (una delle migliori scuole di inglesi irlandesi). Ottimo docente e simpatici colleghi di corso. Al test di ingresso ho fatto impazzire gli esaminatori dato che nelle parti avanzate parti risultavo livello fluent\mother tongue e in quelle basic poco più che intermediate. Risultato di non aver studiato inglese a scuola e di averlo incominciato a parlare senza sapere la grammatica a 20 anni...
Ho acquistato una sim card irlandese e aggiornato il mio cv con numero cellulare e domicilio. Il programma è fare 3 settimane di corso intensivo di inglese e di inondare con il mio cv agenzie di recruiting e aziende. L'obiettivo è di iniziare a giugno un lavoro in una multinazionale americana del settore IT. Con il mio livello di inglese e l'assenza di esperienze lavorative sul posto non sara' facilissimo ma vedremo...

Pic: The Language Centre of Ireland, Kildare St, Dublin
Song: The Housemartins – Five Get Over Excited
Link: www.lci.ie