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sabato 3 maggio 2008

Il peggio di Dublino – Parte seconda


  • La provincialità
Sarà anche bello uscire la sera e trovare visi conosciuti per le strade del centro o nei soliti locali come se si abitasse in un paesone. Però devo ammettere che non trovare un ristorante aperto dopo le undici di sera o un cinema con spettacoli dopo le nove mi esaspera. Inoltre i vari festival sono mediamente modesti, le nuove tendenze musicali e fashion non nascono certo qua, l’alimentazione e l’abbigliamento sono una parodia del modello inglese, le associazioni culturali latitano, i negozi chiudono alle diciotto, nonostante i prezzi lo standard dei ristoranti e decisamente basso, esistono tanti immigrati che però raramente riescono a dare un contributo sociale e culturale alla città come e' accaduto e accade ancora a Londra, Parigi o New York. A volte si cade anche nel ridicolo; come durante la "notte bianca" dublinese che qua chiamano "Culture Night". Tutto finiva la scorsa edizione alle 22, ora in cui nelle altre capitali europee la festa non era ancora iniziata.
  • Irish time
Per “irish time” da queste parti si intende l’abitudine irlandese di arrivare in ritardo. Ad alcuni italiani questa cosa piace e li fa sentire a casa. Il trovarmi un report promesso martedì il giovedì o l’andare a un ristorante per una cena prevista alle 7pm e poi inziare a mangiare alle 8:30 a me invece infastidisce. 

  • I prezzi
800 euro al mese una camera singola in centro. 5 euro una pinta di Guinness. 90 euro una cena per due in un’enoteca. 12 euro il ticket per i 3 kilometri di tunnel dal Docklands a Dublin North. 40 euro un tacco per un paio di scarpe in pelle. 2 euro un biglietto del bus. 1.50 euro una melanzana. 20 euro un taxi per fare quattro kilometri. 52 euro il biglietto treno A/R Dublino Belfast. 16 euro una bottiglia di pessimo Cabernet alla Tesco.

  • Dublin Airport
L’aeroporto di Dublino rappresenta perfettamente il contrasto tra andamento dell’economia e quello delle infrastrutture. Nonostante l’ottimo utilizzo delle risorse europee, l’Irlanda non è riuscita a dotarsi di dignitose infrastrutture capaci di supportare l’incredibile sviluppo dell’economia degli ultimi anni. Le strade interne sono strette e con curve nonostante gli spazi pianeggianti. Dublino-Galway in tre ore e mezzo in treno e quattro ore in bus. Non esistono colleganti via mare tra le città irlandesi. L’aeroporto di Dublino è il peggio. Indecoroso e inadeguato. Un grosso shopping center cafone che si sta sviluppando (peraltro solo ora con la crisi economica già arrivata) a forma di piovra con nuovi tentacoli che che si aprono ogni mese apparentemente senza una visione comune. I negozi aprono dopo le otto e chiudono prima delle ventidue (cioè quando parte e arriva il grosso degli aerei low cost), non esiste nessun collegamento su rotaie per il centro. E se arrivate dopo le ventitré non pensate di trovarvi bus che vi aspettano. Dovete fare un paio di ore di code all’aperto in attesa di un taxi.
  • National Museum of Ireland
Il National Museum of Ireland a Dublin sette è uno dei peggiori musei che abbia mai visto. Un’accozzaglia di teche con vecchi costumi, anticaglie, porcellane, antiquariato senza un’idea d’insieme. Sorprendente che la maggior parte dei percorsi finisca in un cul de sac e quindi vedi (controvoglia) le stesse esposizioni più volte. Particolarmente deprimente l’esibizione sulla storia del denaro, con tante monete buttate alla meno peggio su astucci scoloriti. Più adatta a Disneyworld la Sea Stallion (una riproduzione di una nave vikinga) esposta nel giardino interno. Il cappuccino nel caffè interno à imbevibile.
Pic: Boyne Street, Dublin
Song: Creedence Clearwater Revival – Bad Moon Rising
Link: www.dublinairport.com

sabato 22 marzo 2008

St. Patrick’s Day


A Dublino questa settimana come tutti gli anni è ritornato il St. Patrick Day con la sua sfarzosa parata per le vie della città. Il migliore Paddy's Day da diversi anni, dicono da queste parti. Forse perché accompagnato da uno splendente sole. Non avevo mai visto la parata di San Patrizio. Non ero mai stato in Irlanda prima di trasferirmi a Dublino la scorsa primavera e associavo la parata solo alla sfilata prevalentemente di orgoglio gay che si svolge a New York ogni anno.
San Patrizio non è solo la parata, ma un festival lungo cinque giorni con oltre 3000 danzatori, performers e musicisti proveniente da ogni parte del mondo. Poetici i Pearl nei docklands con il loro spettacolo di “Plasticians Volants”, musica e fuochi d’artificio e divertente il St. Patricks Festival Comedy Circus al Tripod la sera con il surreale Dave McSavage. St. Patrick è anche una grande festa per adulti e bambini e Merrion Square per cinque giorni diventa un gigantesco playground: baby rave, cacce al tesoro, trampolini, giostre, artisti di strada, fanfare, hip hop e breack dancers, skate exhibition, gospel africani, tamburi brasiliani, danze catalane, raccontatori di favole, rassegne di cortometraggi, ricostruzione di giochi antichi.
Nel giorno di San Patrizio si riversano sulle strade di Dublino quasi un milione di persone. La parata parte da Parnell Square e attraversa tutto il centro città da nord a sud. Migliaia di turisti si stipano con ridicoli capelli verdi e trifogli dipinti sulle guance. Un grande e incontenibile rave. Per vedere la parata gli irlandesi e i turisti si portano scale da casa, si arrampicano sui monumenti, sulle cabine telefoniche e sui tetti, si mettono sulle spalle di compari, salgono in piedi sulle macchine parcheggiate vicino al percorso.
Io mi muovo per la città, come ipnotizzato, seguendo l’architetto, incollandomi al suo braccio. Il sole, nella tarda mattinata, diventa caldo. Ci fermiamo dalle parti di Dame Street. Improvvisamente risuona sulla strada il rumore di una corsa e il vociare di un gruppo di ragazzi. Apro gli occhi e mi guardo attorno come stordito. L’architetto m’indica il gruppo. E’ un gruppo di skangers, giovani, vestiti con tute con cappuccio e sneakers che approfittano di San Patrizio per fare un po’ di vandalismo (generalmente il 17 marzo è “tradizione” bruciare una dozzina di macchina nei quartieri del nord come Finglas). Gli skangers mi passano a fianco e un tipino biondino e slavato mi chiede se voglio del fumo. Rifiuto.
Un’agitazione crescente annuncia che la parata sta arrivando. Dapprima vedo una marching band che con le sue fanfare copre il rumorio della folla, poi è una festa di bande, ballerine in bikini floreali, coreografie celtiche, caroselli circensi, sbandieratori in pantacollant colorati, bikers d’acciaio enormi, dragoni di seta animati e aquiloni giganti. La gente è coinvolta nella parata e batte le mani, si lascia toccare dai funamboli, ride delle acrobazie dei giocolieri, sventola bandierine irlandesi e balla le musiche delle orchestre. La Garda protegge la parata rischiando più volte di essere travolta.
Le parate vanno vissute dal vivo. Non viste in tv. Dall’interno si viene coinvolti in un grande happening e si rimane storditi come ubriachi. Sono le dozzine di bande e le coreografie della parata l’anima del giorno di San Patrizio e ovviamente la birra a fiumi. La sera del Paddy’s Day si va alla ricerca della Guinness verde, la troviamo al sesto pub visitato, lo storico McDaid’s. A quel punto della serata mi ritrovo anche io un trifoglio dipinto sulla guancia e un idiota cappello verde sulla testa.

Pic: St. Patrick Day, Dublin
Music: Haut Debit - Funky Rabbit
Link: www.stpatricksday.ie

giovedì 28 febbraio 2008

Cinema a Dublino


È appena terminato il Jameson Dublin Film Festival. Uno dei peggiori festival che abbia mai visto. Lungo una decina di giorni il festival ha proposto dei film “non di cassetta”, anche se d’innovativo c’era ben poco. Pochi eventi (unica eccezione gli U2 che presentavano “U2 3D”), nessuna rassegna e davvero nessun filo conduttore. Un ammasso di film proiettati ogni due ore al prezzo di 10 euro nelle principali sale di Dublino. Tutto pareva come un grande spot della Jameson che ha riempito di gigantesche sedie di legno da regista la capitale irlandese. Nonostante questo la gente desiderosa non dei soliti film è accorsa numerosa e dopo pochi giorni i posti per film serali erano tutti esauriti. Io ho visto Silent Light (una storia d’amore e di odio girata in Messico in dialetto olandese, voto 7,5) e l’ipnotico film israeliano Jellyfish (voto 6,5). Il festival è occasione per parlare di Cinema a Dublino. Vado al cinema quasi ogni la settimana e ho visto i principali cinema dublinesi. Questi i miei suggerimenti.
  • Cineworld Multiplex
Grande multisala a Parnell Street. Molti italiani fanno l’abbonamento annuale che per 19,99 euro al mese permette di andare in modo illimitato al cinema. Errore. Non fate la unlimited card! I film da vedere in questa mega multisala non sono più di un paio al mese. Inoltre se avete uno spirito rivoluzionario ricordate che i controlli vengono fatti solo salendo e non scendendo e potete tranquillamente fare come molti. Vi potete vedere il filmone blockbuster nella sala grande dell’ultimo piano e poi scendendo andate a vedervi agratis un film più di nicchia in una delle sedici sale più piccole dei piani inferiori. I bagni sono penosi.
  • Irish Film Insitute
Poltroncine scomodissime, audio parrocchiale, ambiente finto intellettuale, rassegne e film marcatamente provinciali, si trova a Temple Bar. Ad ogni modo ogni tanto si trova qualche buon film che non si proietta altrove. Un ottimo posto per far colpo con ragazze conosciute in associazioni o club. Magari dopo portatele a mangiare al Monty’s of Katmandu, il ristorante nepalese proprio di fronte all’IFI. Se siete arrivati là e avete un minimo di dialettica, il grosso è fatto.
  • Savoy
Cinque sale che proiettano film di cassetta e in prima visione. Storico cinema nella centrale O’Connell Street.
  • Screen
Cinema che proietta film d’essai e stranieri dalle parti di Tara Street. I film rimangono in proiezione anche quattro mesi di seguito. Ambiente deprimente. E’ dello stesso proprietario del Savoy, certamente preferibile. Per nove euro meglio un bel filmone d’azione con effetti speciali nel lussuoso Savoy che uno snervante film tedesco sottotitolato nelle sporche salette dello Screen.
  • UCI Coolock
Divertente multisala di periferia sempre piena. I film sono solo film di cassetta e in prima visione e ci vanno irlandesi in tuta da ginnastica che spendono una quarantina di euro per popcorn, bibite gassate, hot dog e nachos che sgranocchiano rumorosamente durante le proiezioni.
  • Pravda
Il Pravda è un locale decorato con murali e coreografie sovietiche sulla sponda nord del Liffey. Anche se non è di moda come un tempo il fine settimana è troppo affollato per i miei gusti. Meglio andarci durante la settimana. Quando spesso vengono proiettati film d’autore che è piacevole degustare con una pinta di Kilkenny.
  • Movies @ Dundrum
Gigantesca multisala nel più grande centro commerciale d’Europa. Ci sono stato una volta è ho avuto un attacco di agorafobia. Non ci sono più tornato.
  • IMC Dun Laoghaire
Il mio cinema preferito. Una semplice multisala vicino a uno shopping centre, ma non solo. Dimensioni non ciclopiche, Dolby SR, comode poltrone in morbido velluto blu elettrico, sale e bagni puliti, commesse simpatiche, clima rilassato, il biglietto costa un euro in meno che in centro. Raramente troverete file come altrove. E poi ditemi che c’è di meglio andare a vedersi un film all’IMC e poi fare una passeggiata al vecchio porto di Dun Laoghaire oppure ascoltare qualche concerto dal vivo al vicino Scott’s Pub prima che parta l’ultimo Dart?

Pic: Jameson Dublin Film Festival
Song: Paolo Conte - Un Fachiro al Cinema

sabato 16 febbraio 2008

Gaiety Theatre Late Night Clubs


Torna a Heindhoven Kathalijne, una cara compagna di escursioni e cene internazionali. Non posso che festeggiare il leaving party con il mio gruppo di amici internazionali che ogni mese si assottiglia. Noi pochi rimasti ci guardiamo durante la serata come fossimo dei reduci. Chi sarà il prossimo a partire? Quando sarà il mio turno?
Andiamo al Gaiety Theatre Late Night Clubs. Il biglietto di ingresso indica “DJ Satellite (RnB + Hip-Hop) + The Sunbeams (live) + Parchman Farm (live) + Cheeze It (Disco + 80s) + 2 movies on the big screen”. I movies sono “The Simpsons Movie" e “Il buono, il brutto e il cattivo”. Il Gaiety Theatre è un vecchio teatro vittoriano che si trova a South King St a Dublin 2. E’ un posto pieno di atmosfera, ideale per ascoltare nelle serate del fine settimana esibizioni jazz, rock o blues; le band si esibiscono il venerdì e il sabato per circa un migliaio di clienti di solito sempre gli stessi. Mentre nei pomeriggi e la sera il Gaiety è un teatro per la distratta borghesia dublinese con spettacoli decisamente deludenti (in genere scarti musical di Londra come il pessimo allestimento di Blood Brothers attualmente in cartellone), le notti dei fine settimana si trasforma in un locale eterogeneo, divertente e molto frequentato.
Questa nottata la pista è affollata di gente trendy che balla mentre nei tavolini l’atmosfera è più quella di un club. Mentre i miei amici si buttano sulla pista mi siedo con la mia Corona e guardo i video. Vago tutta la notte tra i piani del teatro. Mangio una Apple Pie che mi scaldano in un formo a micro-onde. Ascolto un po’ di conversazione, noto come ogni ora la fauna cambi e mentre un certo tipo di giovani dall’abbigliamento piuttosto ordinario se ne va, subentrino prima i post-punk, con le loro acconciature vertiginose, poi la Dublino giovane, con le loro camicie colorate e aperte sul petto o le loro svolazzanti gonnelline di viscosa color pastello nonostante i pochi gradi e infine i proto-dark che trasformano il locale in un meeting corvaceo e un po’ funereo, pur sotto i riflessi ameboidi dell’illuminazione psichedelica.
Il bagno è uno stanzone con una latrina unica che segue il perimetro del locale. Un “muro del piscio” con il canaletto di scolo zeppo di pani di naftalina. La gente entra e sbatte contro la parete di piastrelle rosse. Incontro Davide, un ragazzo piemontese che avevo conosciuto le prime settimane che ero da queste parti e facevo il business english course ed era nato il primo nucleo del mio international group di amici oramai quasi tutti nei paesi di origine. Davide mi parla di un party da una sua amica svedese e mi invita a seguirlo. Lo seguo. La serata è troppo affollata stasera e sono turbato dall’addio. In ogni caso tocca a me domani accompagnare Kathy all’aeroporto.
Cammino veloce fra la gente che balla, urtando i ragazzi, scostandoli con decisioni per farmi largo. Esco velocemente dal Gaiety Theatre. E’ bastata un’occasione così ridicola per farmi precipitare nella confusione e nell’angoscia. Respiro forte come ho imparato a fare quando facevo mezzofondo. Cerco di riprendere contatto con me stesso. Trovo una scusa e mi separo da Davide. Attorno il traffico notturno di South William Street scorre frenetico, attraversato da bande rumorose di ubriachi. Fermo un taxi e dico “Rosemount Avenue, Artane. Very fast, please. Very fast”.
Perché tutti vanno via? Perché mi lego a persone che poi mi abbandonano? Perché mi sento un turista permanente dopo 9 mesi? Eppure questa settimana ho firmato il mio nuovo contratto di lavoro e tra poco mi trasferirò nella mia nuova casa. Lavoro e casa sono nella citycentre. Guadagnerò quasi il doppio di prima. Dalla finestra del mio ufficio vedrò la Dublin Bay e la mia nuova casa georgiana. Non dovrei essere felice?

Pic: Gaiety Theatre, Dublin
Song: Francesco Guccini – L'avvelenata
Link: www.gaietytheatre.ie

sabato 13 ottobre 2007

Sardità


Sono sardo. Anche se non parlo sardo e a malapena lo capisco. Non sono uno di quelli che rivendica l’identità, le radici e la famiglia come valori assoluti. Preferisco come valori la tolleranza, l’inclusività e la multiculturalità. Ci sono momenti in cui però mi sento più sardo e riscopro le caratteristiche della mia terra che anche se volessi non potrei cancellare dal mio carattere come la dignità, l'ospitalita' o la totale mancanza di senso dell'umorismo. Rifletto su questo in occasione di due avvenimenti capitati nei giorni scorsi: la scomparsa di Tzia Raffaela Monni e il concerto di Paolo Fresu a Dublino. L'idiozia nazista di certi giudici tedeschi preferisco non commentarla.
Tzia Raffaela Monni è morta a 109 anni ad Arzana; era la donna più anziana d’Italia ed era stata inserita nel programma scientifico denominato "A kent'annos" (A cent'anni), un insieme di indagini volte a scoprire il perché dell'alta concentrazione di centenari in Sardegna, e in particolare proprio nella mia Ogliastra (speriamo bene per la mia longetività!).
Paolo Fresu invece, all'interno del Dublin Theatre Festival, al Vicar St ha portato a Dublino lo spettacolo Sonos’e Memoria, il bellissimo spettacolo fatto dalle immagini di repertorio sulla Sardegna dal 1920 al 1959 raccolte da Gianfranco Cabiddu con colonna sonora orginale composta dallo stesso Paolo Fresu eseguita dal vivo. Nello spettacolo si cerca di ripensare la propria cultura, esplora un territorio nuovo, tutto da scoprire. È musica per immagini e immagini per la musica. Un viaggio in una Sardegna insolita, fuori da coordinate geografiche e temporali, quasi esotica, astratta. Con Fresu ho ritrovato i migliori musicisti sardi: Furio di Castri, Elena Ledda, Mauro Palmas, Antonello Salis, Federico Sanesi e il mio vecchio maestro di launeddas Luigi Lai.
Sono sardo. Anche se non parlo sardo e a malapena lo capisco. Ma ormai da diversi anni quando mi chiedono “Where are you from?” non rispondo più “I’m from Italy”, ma “I’m from Sardinia”.

Pic: Paolo Fresu - Sonos 'e Memoria al Vicar St (photo by Belén)
Song: Stefano Bollani Quintet – Sardità
Link: Tzia Raffaela Monni